L'”umanitario” Conte si astiene sulla macelleria islamica
Giovanni Sallusti · 14 Gennaio 2026
Cari ascoltatori, la notizia politica del pomeriggio è che Giuseppe Conte e il gruppo politico di cui è illuminata guida, il Movimento 5stelle, si astiene sulla macelleria islamica: questa è la sintesi della notizia, sulla quale possiamo poi indagare le motivazioni, i ghirigori, le polemiche.
L’essenza del fatto è che in Commissione giustizia del Senato si è votata una mozione bipartisan – nelle intenzioni e nella logica di un umanità elementare – di condanna all’orrenda mattanza indiscriminata di civili operata dalla teocrazia totalitaria degli ayatollah. I senatori pentastellati si sono astenuti sulla risoluzione, che tra le altre cose impegnava il governo “a promuovere, d’intesa con i partner dell’Unione europea, iniziative urgenti volte a ottenere la cessazione dell’uso sproporzionato della forza, degli arresti arbitrari, delle violenze nei confronti dei manifestanti e dei soggetti più vulnerabili, con particolare attenzione alla tutela delle donne e dei minori”. Ricordiamo infatti che i pasdaran e i loro sgherri stanno sparando per strada alla nuca di ragazzi e ragazze minorenni.
Ora, l’astensione è un legittimo metodo di tattica politica che va in scena quotidianamente, per esempio su commi della finanziaria, o quando si vuole mandare un messaggio politico, insomma sulla vita ordinaria del Parlamento. Ma astenersi su un tema così dirimente per impatto esistenziale, morale, simbolico, storico, è un controsenso: o stai con i ragazzi iraniani, o stai con gli ayatollah che sparano loro addosso.
Conte e i suoi ci hanno informato di essersi astenuti non perché non condividano le ragioni della protesta, ci mancherebbe: “Oggi c’era la risoluzione sull’Iran al Senato, che noi avremmo votato insieme alle altre forze politiche, visto che siamo al fianco di chi si ribella al regime iraniano, che abbiamo sempre condannato per come soffoca le libertà e reprime nel sangue il dissenso”. Allora dove sta il problema? Sta nel fatto che l’avvocato tratta la geopolitica come tratta i cavilli: “Avevamo chiesto una cosa semplice: mettere nero su bianco in quel testo la nostra contrarietà ad azioni militari unilaterali, condotte fuori dal quadro del diritto internazionale”.
Il fatto è che il quadro del diritto internazionale è un flatus vocis in questo momento, e non è certo qualcosa che da solo può fermare gli ayatollah: serve una forza che lo puntelli. Consigliamo a Conte di andare a vedere un film che gira ancora nelle sale, “Norimberga”: racconta la storia del celebre processo, un momento di diritto in cui i gerarchi nazisti erano alla sbarra. E lo erano perché prima sono stati sconfitti militarmente, con la forza. Lo stesso vale per gli ayatollah, se si vuole davvero, e non a parole, stare con i ragazzi e le ragazze iraniane.
Conte ha continuato: “Ci hanno detto di no, quindi abbiamo deciso di astenerci, pur condividendo il resto della risoluzione: l’assenza di quel passaggio è per noi fondamentale”. Cioè, per lui era fondamentale inserire la contrarietà a un’iniziativa americana che turbi questo edificante status quo… Finale di ragionamento: “La comunità e gli organismi internazionali hanno tante leve da usare sul fronte economico e diplomatico per cambiare le cose”. Vogliamo rivedere i bei precedenti della comunità internazionale sul rapporto con la teocrazia totalitaria di Teheran? Giusto qualche tempo fa, all’indomani del 7 ottobre, di cui gli ayatollah sono stati i mandanti e la sponda logistico-finanziaria, l’Onu diede alla Repubblica Islamica dell’Iran la presidenza del Forum sui diritti umani delle Nazioni unite. Che cosa potranno mai fare questi organismi internazionali?
Rileviamo anche che Giuseppe Conte non è da solo: all’astensione dei 5stelle sulla risoluzione di condanna allo scempio iraniano corrisponde il silenzio assordante di Elly Schlein sui suoi compagni di strada…
