Liquidità&immobili: Hannoun macchina da soldi

· 3 Gennaio 2026


In questa puntata di “Zoom”, Fabia Amendolara, giornalista de La Verità, racconta che cosa c’è fra le pieghe del patrimonio riconducibile a Mohammad Hannoun, nascosto dietro la facciata della beneficenza da 7 milioni di euro, gestita dalle associazioni italiane pro Gaza. Secondo i magistrati, infatti, un fedelissimo dell’architetto giordano avrebbe partecipato ad aste giudiziarie, acquistando 90 immobili (di cui 49 appartamenti). E ci sarebbe anche una grande quantità di contanti, incellofanati in comodi pacchetti da 5mila euro l’uno. L’uomo si sarebbe vantato al telefono con Hannoun di avergli portato circa un milione e 900mila euro.

“C’è ancora da capire quanto denaro era arrivato a Gaza, e quindi anche ad Hamas, e quanti soldi invece loro tenessero per sé. Magari per l’inchiesta giudiziaria sarà anche un aspetto non penalmente punibile, ma giornalisticamente è rilevante, considerato che i contribuenti sono stati imbrogliati due volte: primo perché i fondi non arrivavano a chi ne ha bisogno – a differenza di quanto veniva propagandato – bensì in ambienti terroristici, e il secondo motivo è che questi investivano probabilmente parte di quei fondi diversamente”.

“Tutto questo patrimonio-mosaico è concentrato in piccoli e medi comuni emiliani. Stiamo parlando di 55 immobili in provincia di Modena, 35 nella città metropolitana Reggio Emilia, 48 fabbricati divisi tra appartamenti di varie categorie – da quelli di tipo civile a quelli di tipo economico – un ufficio, 14 autorimesse, 8 tra magazzini, cantine e depositi, 5 fabbricati da ultimare, quindi non classificati, e 14 terreni agricoli”.

“Si possono quindi fare due osservazioni: il fatto che gli acquisti siano stati fatti per via giudiziaria, quindi  senza accendere ipoteche o richiedere dei prestiti bancari, dimostra che esiste una capacità di liquidità. Inoltre, su gran parte di questi appartamenti si può produrre altra liquidità, mettendoli in affitto o ipotecandoli a loro volta. Del resto, dopo la prima tornata di acquisti, questa situazione era stata segnalata dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia: si tratta delle SOS – segnalazioni di operazioni sospette, quelle diventate ‘famose’ con il caso dossieraggio di Striano – che sono state in questo caso importantissime per capire che ambienti frequentavano questi personaggi e come si muovevano”.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *




Radio Libertà

Background