Pasolini conservatore fa impazzire la sinistra

· 30 Novembre 2025


In questa puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi racconta il caso culturale recente più indicativo del clima in cui viviamo: il convegno dal titolo “Pasolini conservatore”, organizzato dalla Fondazione di Alleanza Nazionale e che si è svolto pochi giorni fa al Senato, con gli onori di casa del presidente Ignazio La Russa. Oltre a Gnocchi, sono intervenuti Camillo Langone, Paolo Armellini e Gabriella Buontempo.

Non c’è stato alcun tentativo di appropriazione culturale, di ascrivere Pier Paolo Pasolini al Pantheon della destra, spiega Gnocchi, ma semplicemente celebrare i 50 anni dalla scomparsa. Anzi, semmai è stato affermato chiaramente e più volte che Pasolini rimane un uomo di sinistra, vicino al Pci, anche se non militante. Ma questo “Pasolini conservatore” ha mandato completamente in tilt chi, nella sinistra odierna, voleva darne un’immagine troppo “pulita” e “scontata”, che fosse apprezzabile da tutti, e anche chi, sempre a sinistra, invece voleva mettere in luce gli spunti che mettono in discussione il nostro presente.

Del resto, la sinistra è sempre stata così: un eterno litigio. Se non possono prendersela con la destra, si massacrano tra loro. E infatti abbiamo assistito a scene piuttosto ridicole, con sedicenti esperti di Pasolini che nulla intendono di lui. La grande diversità del pensatore rispetto a tutti costoro è che, mentre Pasolini era un uomo che parlava con tutti – studenti di estrema destra e di estrema sinistra, gente del popolo e Leonardo Sciascia – quelli di sinistra oggi non sono in grado di ascoltare gli altri, e preferiscono auto-elevarsi a grandi intellettuali, ma senza averne motivo, ed esprimere la loro opinione dall’alto di una presunta sapienza, facendo poi figure barbine e rivelandosi buffoni da social network.

Perché Pasolini dovrebbe ancora interessare sia a destra sia a sinistra? L’intellettuale bolognese è stato il poeta del “difendi, conserva prega”, ma ha anche messo al centro della sua ricerca il concetto di sacro. Ci ha spiegato che nel mondo moderno non c’è posto per il sacro perché è un ostacolo all’omologazione totale e all’efficienza, alla velocità del mercato. Di conseguenza il sacro va eliminato in nome della cultura razionale e tecnologica. Pasolini sostiene che se però togli il sacro dall’equazione della vita sociale, finisce che quest’ultima inizia a rotolare, come su un piano inclinato. E in fondo a quel piano inclinato la nostra mente viene colonizzata dalla propaganda e dalla pubblicità. E anche il nostro corpo viene profanato, essendo disponibile a ogni abuso da parte della tecnica.

Insomma: Pasolini è stato un uomo che ha saputo guardare lontano, e vedere la direzione che abbiamo iniziato a percorrere con decisione e senza pensare, finora, alle conseguenze. Ma anche questo è normale, perché l’uomo è curioso di sperimentare, esplorare all’estremo quali possibilità ha, e lo fa incurante di quando è dannoso o pericoloso. Quindi, anche nell’interazione con la tecnologia, noi proveremo tutto, a costo di correre il rischio di essere schiacciati, perfino di finire estinti: l’uomo vuole conoscere anche le cose che potrebbero essere nocive per lui e vuole maneggiare anche ciò che lo può distruggere.


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