Dài Macron, salva la faccia: dai le dimissioni

· 9 Settembre 2025


Cari ascoltatori, vorremmo consegnare un messaggio empatico al presidente francese Emmanuel Macron, al politico, all’uomo di Stato, sulla bellezza dell’atto delle dimissioni e sulla capacità prettamente politica di non chiudere gli occhi di fronte alla realtà, come ha detto il suo ennesimo premier posticcio François Bayrou nel suo discorso inutile di fronte all’Assemblea Nazionale (che lo ha sfiduciato in massa).

Il commento più efficace è arrivato da Marine Le Pen, che ha descritto la giornata di ieri come “la fine dell’agonia di un governo fantasma” e ha invitato Macron a sciogliere l’Assemblea per uscire dalla situazione di stallo e consentire che si ripristini la meccanica democratica: cioè l’estremista e sovversiva “minaccia” per la democrazia francese invoca il ritorno dell’abc del funzionamento democratico della République. Pare che, al contrario, Macron abbia in mente di tutto tranne questo: le indiscrezioni parlano di un’affannosa ricerca di un nuovo nome da mandare nel tritacarne dell’impasse politica transalpina, sempre fra le solite cariatidi, tipo Pierre Moscovici, presidente della Corte dei Conti e punta di diamante della tecnocrazia francese, o il centrista Sébastien Lecornu, o il moderato Xavier Bertrand.

Al di là del giochino del fantapremier, c’è un retroscena di cui oggi dà conto anche il Giornale, secondo il quale gli strateghi del presidente starebbero pensando a una riforma elettorale in direzione di un sistema proporzionale, che corrisponderebbe di più all’attuale quadro frammentato dei partiti francesi. Traducendo, sarebbe la garanzia di una sostanziale ingovernabilità, che dovrebbe sboccare in un accordo tra le forze d’establishment per ottenere l’unico obiettivo della politica macroniana, cioè sbarrare la strada per l’Eliseo e le leve della politica francese a Marine Le Pen e al Rassemblement National.

Da qui il nostro consiglio a Macron: le dimissioni sono un atto bellissimo, di rispetto verso se stessi, di presidio della propria credibilità, della propria storia, che non deve finire svilita in un accanimento terapeutico ripiegato su un’ossessione. Per non dire a un certo punto sono anche necessità tattica, perché la stagione del macronismo è morta, e appena potranno i francesi si esprimeranno: i sondaggi oggi dicono che sceglierebbero Marine, ma se Macron vuole conservare una speranza, quella passa dalle dimissioni, che gli consentirebbero di tornare a lavorare al suo progetto politico e a cercare figure che lo affianchino. Ma non certo ridurre la Francia a giardino delle proprie ossessioni, con nuovo inutile premier o peggio con una riforma elettorale ad hoc.

La Francia è uno Stato fondamentale dell’Europa, per questo Macron dovrebbe guardarsi allo specchio, riporre il cappello da Napoleone con cui voleva dichiarare guerra alla Russia o altre stranezze simili, e riconoscere che a un certo punto della traiettoria il commiato, il passo di lato, insomma le dimissioni sono un atto di rispetto e sono perfino belle, oltre che invocate ormai da gran parte del suo popolo.


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