Elly e il Pd sudditi di Conte: che triste fine
Giovanni Sallusti · 24 Luglio 2025
Cari ascoltatori, avremmo voluto parlare di politica, ma non abbiamo potuto fare a meno di sorprenderci per il talento comico di Elly Schlein e del gruppo dirigente del Pd, cui sta riuscendo l’impresa di far diventare il Pd un’appendice del Movimento 5Stelle. Che ha anche meno consensi del Pd.
Anche se l’azionista di maggioranza del cosiddetto campolargo sarebbe il Pd, finisce che Elly è andata a rimorchio di Giuseppe Conte. Il Foglio racconta, in articolo notevole, un retroscena dell’affaire Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro, candidato del centrosinistra alle regionali nelle Marche, indagato per questioni relative ad affidi diretti quando era sindaco.
Appena uscita la notizia, Conte, da talentuoso avvoltoio politico, ha storto il naso: “dovremo verificare se la condotta di Ricci è compatibile con i nostri valori”, ha detto, avventurandosi in una questione etica. Ma soprattutto avrebbe chiesto a Elly le carte dell’inchiesta su Ricci per valutare, in una sorta di direttorio del Movimento 5 Stelle, se vale ancora la pena di sostenerlo: in pratica ha chiesto al suo socio di coalizione delle carte che coinvolgono un esponente del suo socio di coalizione.
La cosa da teatro dell’assurdo, oltre Beckett e Ionesco, è che Elly gliele ha date, certificando una subordinazione fattuale all’approccio del Movimento 5 Stelle. Stiamo parlando del partito principale nella storia della sinistra, erede del Pci, un partito ha giocato un ruolo fin dalla fondazione della nostra Repubblica, che ora sta finendo in farsa, aspettando l’ok di Conte per presentare un candidato comune nelle Marche.
Finisce così la sinistra italiana, da un lato – come ha detto stamattina Vittorio Feltri con il suo Bamba – sfoggiando un inverosimile garantismo al 92° e solo quando nel tritacarne giudiziario finiscono suoi esponenti; e dall’altro accettando l’iper-giustizialismo di Conte. Non pensavamo potesse succedere, siamo quasi intristiti della fine della sinistra italiana.