Terrore e frustate: le mie prigioni in diretta dall’Iran

· 18 Settembre 2026


In questa puntata di Alta tiratura, Alessandro Gnocchi racconta l’autobiografia di Narges Mohammadi, che è anche un spaccato dei metodi della teocrazia totalitaria di Teheran. Si tratta di una dissidente, giornalista e attivista iraniana che ha vinto il premio Nobel per la pace del 2023. Per questa signora si è “guadagnata” 44 anni di reclusione, di cui 18 nell’ultima sentenza e anche 154 frustate. Questo libro, “Una donna non si arrende mai”, pubblicato da Marsilio, è anche la storia di come l’Iran è finito nelle mani del fanatismo religioso e quindi di come è nata e di come è evoluta la Repubblica islamica iraniana.

Il racconto parte dagli anni Ottanta, il decennio della strage degli oppositori, favorita dal fatto non c’era internet, non c’erano i social, non c’era la possibilità di denunciare, quindi un regime oppressivo e totalitario poteva fare praticamente quello che voleva. La politica di Teheran era semplicemente cancellare tutto quello che era avvenuto prima e tutto quello che non era islamico: quindi furono introdotte delle leggi illiberali, particolarmente severe verso le donne che persero perfino il diritto di cantare, anche in casa.

Gli anni Novanta non sono andati meglio, con una repressione continua, ma progressivamente qualche cosa si è smagliato perché è impossibile mantenere un controllo assoluto su una popolazione e un territorio così vasto, così viene introdotto quello strano senso di casualità della punizione, e chi viene punito una volta poi viene perseguitato per tutta la vita, famiglia inclusa. Poi è iniziata la fase delle manifestazioni di piazza, che sono andate avanti fino alla guerra per lo stretto di Hormuz e che sono state represse nel sangue.

La parte però più significativa di questo libro si svolge all’interno delle carceri che l’autrice a suo malgrado ha dovuto frequentare: si può dire che la sua vita sia stata un intervallo tra un arresto e un altro. Era accusata di essere una dissidente e di aver organizzato prima un centro culturale e poi varie attività con l’intento di lanciare un messaggio di libertà ai suoi concittadini. Carceri che sono tuttora un inferno, con un repertorio di torture e interrogatori che ricordano i tempi del regime sovietico.


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