Le carte truccate di Naza, il film pro-pal venerato a Venezia
Alessandro Gnocchi · 13 Settembre 2026
In questa nuova puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi, in diretta dal Festival di Venezia, spiega le storture del film più acclamato dalla platea, Naza. Si sapeva che sarebbe stato discusso, una produzione inglese con due registi israeliani, con uno sviluppo unilaterale, contro Israele e a favore della Palestina. È un documentario in concorso ed è stato accolto dal pubblico con una standing ovation di 25 minuti, record assoluto della Mostra del cinema, in una sala dove venivano sventolate le bandiere palestinesi.
Nel film non si vede praticamente nulla, è tutto girato in notturna, con una serie di interviste a ufficiali dell’esercito e dell’intelligence israeliana che raccontano come la guerra a Gaza abbia come finalità lo sterminio. In particolare veniamo a sapere che c’è un’intelligenza artificiale che decide quali siano gli obiettivi sensibili e calcola anche gli effetti collaterali, cioè la morte dei civili. Non è ben chiaro come l’intelligenza artificiale operi, e soprattutto come venga decisa la ‘sostenibilità’ (“Naza” è l’acronimo israeliano per gli ‘effetti collaterali’). Insomma, sarebbe una specie di lotteria della morte che segue criteri che sfuggono al controllo remoto degli operatori, come in un gigantesco videogioco.
Questo film presenta numerosi problemi. Il primo è l’attendibilità delle fonti: non è un’inchiesta autonoma, nasce da una serie di inchieste pubblicate dal Guardian e da una serie di riviste legate all’estrema sinistra israeliana, anche contestate dall’esercito israeliano in quanto false. Questo pone già un temao: è ‘non fiction’ ma richiede la stessa fede della ‘fiction’. Personaggi anonimi che parlano a due registi apertamente schierati, in assenza totale di contraddittorio: qualche domanda bisognerebbe porsela, prima di incensare.
Le carte sono truccate dall’inizio: il produttore di questo film è il Guardian, cioè il giornale che ha fatto le inchieste contestate, e già per questo qualcosa che non va. Un film così controverso doveva andare fuori concorso, non in gara. Inoltre, come succede sempre in questi casi, la forza dell’immagine, del montaggio, della regia, carica il film di una forza emotiva che alla fine confonde la possibilità di giudizio, e questo è una altro problema.
Un film così come va valutato? Come fatto estetico? Di estetica di potenza artistica ce n’è assai poca. O come testimonianza? Su quali fonti? Fra l’altro c’è un grande assente, il 7 ottobre, che viene liquidato in un minuto al massimo, lasciando intendere che il governo israeliano abbia colto l’occasione di un fatto “minore” per scatenare una guerra infinita a Gaza. Peccato che invece il 7 ottobre sia stato il più grande pogrom dopo la fine della Seconda guerra mondiale, con centinaia di vittime quasi tutte civili, rapimenti di persone che poi sono morte in prigionia o sono state restituite attraverso scambi con terroristi nel corso degli anni. Non è un fatto minore, né un semplice attentato terroristico: è stata una dichiarazione di guerra, non consegnata ufficialmente, ma recapitata direttamente ai civili. L’obiettivo era uccidere più ebrei possibile e se si mette fra parentesi questo fatto storico si stanno palesemente truccando le carte.