Londra premia l’emancipazione: le donne con il niqab!

· 28 Luglio 2026


Cari ascoltatori, vi raccontiamo un caso spettacolare di inclusione al contrario, di resa culturale, insomma di chiara sottomissione all’altro, che a quanto pare è sempre l’islamico. Non è polemica, è cronaca, e arriva da un luogo non banale per la civiltà occidentale: il palazzo di Westminster, dove ha sede il Parlamento inglese, un luogo-simbolo per la civiltà che ha costruito l’alfabeto della libertà, dalla Magna charta libertatum al concetto di ‘habeas corpus’, che ha messo per primo dei paletti invalicabili al potere sovrano, che con il liberalismo di John Locke ha fondato alcuni diritti individuali che precedono, presidiano lo Stato.

Ecco, nel cuore della civiltà anglosassone è stato assegnato, come ogni anno, il premio British Citizen Award, che è andato a una donna, Khadija Patel, fondatrice del Krimmz Girls Youth Club, organizzazione impegnata “a sostenere l’emancipazione femminile”, si legge nelle motivazioni: “Attraverso lo sport ha abbattuto barriere culturali, promosso l’uguaglianza e rafforzato la coesione della comunità”. Bisogna però intendersi su quale comunità, con quali valori e pratiche quotidiane, perché Khadija Patel è una giovane musulmana di Bolton, sobborgo della Grande Manchester, e si è presentata indossando un niqab, un velo integrale che fa vedere a malapena gli occhi e per il resto sequestra la figura femminile dentro una prigione: una delle versioni del velo islamico più oltranziste, più mortificanti per il corpo, per la libertà e per l’autodeterminazione delle donne, tant’è che il niqab è spesso associato al wahhabismo, la corrente ultrafondamentalista dell’islam sunnita, intrecciata con la storia e la politica dell’Arabia Saudita.

Visto che la motivazione è che la giovane premiata ha fatto tanto per l’emancipazione delle giovani donne della comunità, bisognerà chiedersi anche quale sia il concetto di emancipazione di cui si parla: siamo in odore di neolingua, di un utilizzo delle parole scisso dal loro significato storico e condiviso. Ora, noi non abbiamo niente contro Khadija Patel, ma abbiamo tantissimo contro la rappresentazione del nostro suicidio culturale: se quello è un premio all’inclusione, allora queste pratiche, i valori che stanno alla base del niqab, stanno loro includendo le nostre società occidentali, la nostra storia, la nostra diversità, perfino nel luogo generatore per eccellenza di questa diversità, il palazzo di Westminster.

Ed è un suicidio che noi dobbiamo al politicamente corretto: quest’ideologia ormai non si fa neanche scrupolo di apparire grottesca o smaccatamente comica, se solo la guardassimo per un attimo da fuori, perché è parte di questo suicidio culturale, e questa è una tragedia. Westminster consegna un premio per l’inclusione e l’emancipazione femminile a una donna immersa in un niqab: cronache dal tramonto.


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