Scende in campo l’Albanese: ecco a voi la Vannacci di sinistra
Giovanni Sallusti · 3 Luglio 2026
Cari ascoltatori, da oggi in poi la politica italiana non sarà più la stessa, riuscirà addirittura a peggiorare: su Il Giornale, a firma di Alberto Giannoni, è comparsa la notizia dell’ennesima discesa in campo di qualcuno che promette una rivoluzione. Questa volta si tratta della madonna pellegrina dei pro-pal, dell’armata antisionista in kefiah: Francesca Albanese.
Riferisce infatti Il Giornale che, dopo il mega evento del 19 giugno con 100 piazze collegate, oggi partiranno 50 presìdi, prima iniziativa concreta di Palestina anima mundi, rete che si riconosce nella leadership della relatrice speciale Onu sui territori occupati (nota: non si sa perché non esista anche una relatrice speciale per le donne iraniane torturate…). Pochi giorni fa, a Palermo, l’Albanese aveva detto che “dinanzi allo svilimento di questa politica bisogna che i cittadini più dotati si impegnino, in particolare i cittadini dotati di una cosa preziosa chiamata integrità. Ovviamente il cambiamento deve venire dal basso”, concetto che non manca mai nel prontuario delle frasi precotte, “è l’ultimo anelito della democrazia”.
Ha sempre avuto una grande stima di sé, la relatrice: “Significa fare il sacrificio di entrare in politica”, lei non vorrebbe, ma quando la storia chiama deve rispondere, “e riportarla a quel piano elevato di politica con la P maiuscola”, che sa di già sentito, se non per il fatto che per l’Albanese la p maiuscola è per anzitutto la p di Palestina, baricentro di ogni universo per le truppe pro-pal che la portano in spalla. Qualunque causa mondiale, qualunque problema geopolitico, ma anche delle vostre giornate concrete, si scioglie nella p di Palestina.
Questa è la sua posizione politica: “Bisogna emanciparsi, mettersi in discussione”, è un dovere “ribellarsi, arrabbiarsi ancora di più”, che forse sarà sinonimo di videocollegarsi in convegni dove sono ospiti dei galantuomini di Hamas, gente che sicuramente sa arrabbiarsi. Continua poi dicendo che “non è eversione, ma far parte di un processo politico costituente, attuare la Costituzione che ha un impatto chiaro anche sulla Palestina”, e questa ultima parte, quella che usa il feticcio della Costituzione, è un mistero, anzi un tic su cui la stessa Albanese però arriva ultima: già il campo largo vuole chiamarsi “Alleanza per la Costituzione”, sottintendendo che gli altri sono fuori dalla dinamica costituzionale.
La supercazzola della Costituzione italiana che inspiegabilmente avrebbe un impatto chiaro sulla Palestina però resta. L’Albanese è praticamente un algoritmo, e la Costituzione è parte di un vocabolario fisso della sinistra avanguardista woke, per la quale le parole possono essere anche mischiate alla rinfusa, basta che siano quelle: Costituzione, Palestina, e ovviamente genocidio. Infatti ella ha rivendicato di aver raccontato “l’economia dell’occupazione che si è trasformata in economia del genocidio, espressione di un sistema mafioso”, ficcando anche la mafia nel pentolone con cui annuncia la sua discesa in campo nella politica nostrana.
La cosa da un lato divertente e dall’altro inquietante, è che non c’è una gran differenza tra l’agenda dell’Albanese e quella dell’Alleanza per la Costituzione, cioè della sinistra istituzionale: le parole chiave sono le stesse, anzi è la sinistra ormai a inseguire la relatrice Onu, da loro eretta a punto di riferimento dei progressisti, che lei ha già scavalcato portando coerentemente in fondo, senza più abbellimenti, quelle parole d’ordine.
In pratica si può dire che la relatrice speciale Francesca Albanese è una specie di Vannacci di sinistra, e prendiamo atto che scende in campo perché, come scrive il Giornale, “è la Palestina che ci chiama”: l’economia reale, la difficoltà ad arrivare a fine mese, qualsiasi altro problema, sono tutti epifenomeni, perché alla radice c’è sempre la Palestina che ci chiama, anzi ci chiama per attuare la Costituzione. E qui interrompiamo ogni commento politico, questo è il terreno della psicanalisi.