Piano casa vera riforma da centrodestra: ecco perché
Giovanni Sallusti · 1 Luglio 2026
Cari ascoltatori, ecco un colpo di politica del governo – un colpo da centrodestra – su un tema per nulla secondario, anzi dirimente per un’agenda alternativa all’andazzo statalista-tecnocratico radicato nel passato e che abbiamo ben presente. Parliamo dell’approvazione definitiva del Piano casa avvenuta oggi in Senato, cinque giorni prima della scadenza per la conversione.
Il Piano casa, stato annunciato dalla premier allo scorso Meeting di Rimini, è stato fortemente voluto dal ministro Matteo Salvini, che ne ha guidato il processo di ideazione e di implementazione. Si basa su tre pilastri, su cui si può misurare la differenza nella visione di società e del mondo rispetto alla sinistra. Il primo è un programma straordinario di interventi per il recupero e la manutenzione di 60mila alloggi popolari, attualmente non assegnabili per le condizioni in cui versano: non ci si rassegna al degrado e all’abbandono del patrimonio pubblico, che riguarda la collettività, cioè i contribuenti, ma si lavora per ottimizzarlo e renderlo disponibile a chi ne ha diritto e bisogno. Per accelerare questo processo è previsto un pacchetto di semplificazioni e la nomina di un commissario straordinario.
Il secondo pilastro è dedicato all’housing sociale, con risorse europee e nazionali destinate all’emergenza abitativa gestita ai vari livelli di governo, da quello centrale agli enti locali: il contrario della retorica ideologica e improduttiva cui siamo stati abituati da lorsignori. Il terzo pilastro, molto rilevante quanto a visione del mondo, riguarda l’attivazione di investimenti privati per la costruzione di alloggi da affittare o vendere ai cittadini a prezzi calmierati, utilizzando anche in questo caso la leva delle semplificazioni burocratiche: su 100 alloggi realizzati almeno 70 devono essere destinati a edilizia convenzionata, e la sburocratizzazione è un incentivo, non un’imposizione dirigista. Questo progetto va a favore di quella zona grigia, di quegli eterni ignorati, vessati, sbertucciati cittadini del ceto medio, sempre più spesso proletarizzato e a rischio di polverizzazione per l’andamento dell’economia, che tiene sempre meno conto delle esigenze di questa fascia sociale, la famosa maggioranza silenziosa che manda avanti il Paese. La quale si ritrova sempre in mezzo al guado delle tabelle burocratiche: non è abbastanza povera da poter usufruire dei benefici di legge già previsti sulle abitazioni, ma non ha nemmeno sufficiente potere economico per attrezzarsi diversamente. Così era stata lasciata allo sbando, e nel frattempo tartassata e usata come bancomat da troppi governi tecnocratici e/o di sinistra.
Questo terzo pilastro è una misura che va incontro esattamente al ceto medio, e mostra con chiarezza la diversità di approccio con la sinistra: la quale ha sempre visto la casa come un bene da aggredire, da sommergere di tasse, balzelli, con la moltiplicazione compulsiva dell’Imu, anche sulla prima casa, un insostenibile carico burocratico-fiscale; e mai come un bene da tutelare. Quanto all’idea di proprietà, peggio: pensate alla linea di Ilaria Salis, tutta occupazioni abusive.
Il piano casa approvato oggi ribalta quell’ottica, fa riemergere alloggi sulla carta esistenti ma che nella realtà non eseguivano il compito per cui erano pensati, cioè soddisfare le esigenze dell’edilizia popolare; e prevede un piano di edilizia convenzionata in collaborazione con i privati, perché ‘privato’ non è una parolaccia, ma una risorsa. Questa è un’ottima notizia, e fa bene Matteo Salvini a dichiararsene orgoglioso; così come fa bene a ricordare che tutta l’azione di governo adesso deve correre.