Se sei “fragile”, un posto di blocco conta meno
Giovanni Sallusti · 24 Giugno 2026
Cari ascoltatori, la cronaca a volte sa essere beffarda ma anche rivelatrice dei guasti, delle contraddizioni della contemporaneità. La cronaca è che la Corte d’Appello di Milano ha deciso di concedere le attenuanti generiche a Fares Bouzidi, il 22enne che guidava lo scooter su cui si trovava anche Ramy Elgaml, il 19enne che purtroppo è deceduto, al termine di un inseguimento cui l’amico Fares aveva obbligato i carabinieri, per 8 km a tutta velocità, a bordo di uno scooter con cui aveva forzato un posto di blocco, prendendo anche strade contromano, mettendo a rischio l’incolumità dei pedoni, accumulando una serie di infrazioni e manifestando una chiara pericolosità sociale. Le attenuanti generiche sono contenute nelle motivazioni della sentenza con cui il 17 giugno la Corte d’Appello ha ridotto la pena per Bouzidi da due anni e otto mesi a un anno e sei mesi, quasi dimezzandola.
La parte rivelatrice e beffarda sta proprio nelle motivazioni: le attenuanti generiche vanno concesse per il “comportamento processuale collaborativo”, come se fosse un merito che Bouzidi si sia fatto processare senza discutere, una cortesia che ci ha fatto, e “soprattutto per la sua fragilità emotiva”. Cioè quella fuga, commettendo reati, violando un posto di blocco, mettendo a rischio l’incolumità sua e altrui, è stata “frutto di una reazione irrazionale e incontrollata, non determinata dalla volontà di occultare altri reati”. Insomma si era distratto. Peraltro la sentenza di primo grado è stata definita eccessiva perché “l’imputato non ha usato violenza diretta contro le forze dell’ordine”, cioè ha evitato di aggredirle fisicamente: ringraziamo questo nuovo modello di cittadino modello perché non ha usato violenza diretta, ma solo quella “consistente nel costringerli a inseguirlo”. Che volete che sia?
La beffa si vede da sola, anche di più perché avviene nelle stesse ore della morte di Francesco Imprezzabile, l’agente della polizia locale che è morto perché stava – anzi, usiamo le parole che figurano nella sentenza di Bouzidi – era stato costretto a rincorrere due gallantuomini albanesi sulla loro Audi che non si erano fermati all’alt, in pratica lo stesso comportamento di Bouzidi. Accusato di omicidio stradale, l’uomo alla guida dell’Audi ha dichiarato che si è impaurito perché aveva in macchina un po’ di hashish, ma non l’ha speronato, e ovviamente non voleva che accadesse quello che invece è accaduto.
Vedete allora come tragicamente dialogano questi due frammenti di cronaca. La relativizzazione della violazione dei posti di blocco e della fuga dalle forze dell’ordine trova il suo precipitato in episodi come in cui è morto l’agente Imprezzabile: non è una violenza diretta e può essere frutto di fragilità emotiva, come hanno scritto i giudici della sentenza Bouzidi. Praticamente una ragazzata: ma non è così, perché ragazzate del genere sono all’origine di quella tragedia, che sia violenza diretta o no non c’entra niente, e nemmeno la fragilità emotiva.
Allora occhio a far passare indenne il messaggio che si dà con le attenuanti generiche: se per il fatto che non ci sia stata violenza diretta quel che è successo trascolora a dettaglio, ricordiamoci che non era un dettaglio la vita dell’agente Francesco Imprezzabile.