Devono capirlo: in Italia solo la legge, niente sharia
Carlo Cambi · 27 Maggio 2026
In questa puntata della nostra rubrica “Gli scorretti – un antidoto al luogocomunismo”, Giulio Cainarca interroga Carlo Cambi sull’attentato perpetrato da parte di Salim El Koudri lo scorso 16 maggio a Modena, anche in relazione alla recente notizia per cui la Polizia e la Digos di Reggio Emilia e Bologna hanno fermato un 22enne con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo, anche internazionale. Quest’ultima operazione ha avuto inizio nella serata del 21 maggio, dopo che gli investigatori erano venuti a conoscenza della sua volontà di compiere un attacco armato di coltello nelle vie del centro di Reggio Emilia. La domanda è: come si può fare concretamente per prevenire questi fatti tragici?
“Devo dire che sono rimasto abbastanza stupito dalla posizione che, nelle primissime ore, era stata generalmente assunta nei media e nell’opinione pubblica secondo la quale El Koudri ha un disagio mentale. È piuttosto evidente che chiunque si metta alla guida per ammazzare la gente con un’automobile non è normale; tuttavia il punto è comprendere quale sia stata la sua motivazione. E sembra proprio che l’obiettivo di questo ragazzo fosse legato a un’azione anti-cristiana e anti-occidentale. Dopodiché sarà stato anche particolarmente arrabbiato, perché non aveva trovato un posto di lavoro fisso, però negare che esista un nesso tra la sua militanza islamica e quello che ha fatto è una barzelletta”.
“Quanti ce ne saranno nel nostro Paese di personaggi del genere? Secondo la mia opinione questo rischio riguarda quasi tutti i ragazzi delle periferie di seconda generazione arrabbiati perché non accedono agli stessi livelli di consumismo dei loro coetanei. Anche perché, allo stesso tempo, non bisogna sottovalutare che gli imam di tutte le moschee improvvisate e abusive contano su un elemento ben preciso: non tanto sul fatto che questi sono dei fedeli e vogliono la vendetta contro l”infedele’, quanto sulla possibilità che questi ragazzi ricevano dai propri ‘superiori’ un’interpretazione al loro disagio, che è quella religiosa. E così armano le loro mani”.
“Per fare un paragone, anche se molto alla larga, è come si muove la criminalità organizzata, che sfrutta il disagio della condizione economica per l’arruolamento dei sodali. Quindi, è arrivato il momento che anche l’Italia ponga in essere delle soluzioni tanto semplici quanto efficaci. Ovvero: mettere sotto controllo i centri di cultura islamica, pretendere che i musulmani predichino in italiano, esercitare un rigido controllo sugli accessi e – ultimo, ma non meno importante – un punto fondamentale: quando uno diventa cittadino italiano, deve giurare fedeltà alla Repubblica e fedeltà alle nostre leggi. L’idea di sharia, quindi di legge islamica che è prevalente su quella dello Stato, deve essere necessariamente abiurata”.
“Fino ad adesso, infatti, tutto questo non è mai stato richiesto a causa dell’erronea valutazione che vede l’integrazione equivalente alla tolleranza nei confronti della loro civiltà. Assolutamente non è così. L’integrazione, semmai, è l’accettazione da parte loro della nostra civiltà. Poi è chiaro che il culto, cioè il dato religioso, deve rimanere libero, come qualsiasi liberale pensa che sia e come del resto è scritto nella Costituzione. Ma il vero problema che genera confusione rimane che noi non pretendiamo mai da questi signori – a differenza di altri Paesi – la piena aderenza ai nostri costumi giuridici. Fino a che loro riterranno più importante la sharia rispetto alla legge italiana, non se ne verrà mai a capo, e noi continueremo ad avere a che fare con enormi problemi”.