Bene Nordio: dopo Garlasco assoluzioni inappellabili

· 13 Maggio 2026


Cari ascoltatori, come solito il mainstream è impegnatissimo in uno dei suoi sport preferiti, il tiro al ministro Nordio. L’altro, al tempo, era il tiro al ministro Salvini, poi a Palermo sul caso Open Arms hanno preso una lievissima scappottata con l’assoluzione definitiva dalla surreale accusa di essere un sequestratore di persone: così hanno arretrato, si sono guardati in giro e sono partiti con il fronte Nordio. Tanto che oggi monopolizza i media ed è attaccato da chiunque anche per frasi di elementare buonsenso e logica, per esempio quelle pronunciate sul caso Garlasco.

Fra l’altro si trattava di risposte a domande di colleghi giornalisti a margine del convegno “Proteggere chi protegge. Azioni di supporto per il corpo di polizia penitenziaria” dove il ministro è intervenuto, ma niente, i cronisti volevano parlare di Garlasco. Nordio ha lodevolmente chiarito una cosa elementare, che “il ministro della Giustizia non può pronunciarsi su un procedimento in corso, l’avesse fatto sarebbe indubbiamente grave e irrituale. Posso solo dire in via astratta da che cosa nasce questa situazione paradossale”. E che sia paradossale è un’ovvietà, con un condannato in via definitiva che convive con un nuovo indagato che potrebbe essere rinviato a giudizio.

La situazione paradossale, ha detto Nordio, “nasce da una legislazione che secondo me dovrebbe essere cambiata – ma sarà molto difficile cambiarla – per la quale una persona assolta in primo e in secondo grado può poi, senza nuove prove, essere condannata”. È quello che è successo ad Alberto S. (lo chiamiamo così perché corrisponde sempre più a Joseph K., a una persona intrappolata in un’odissea burocratico-giudiziaria che sta ogni giorno meno in piedi).

Ha continuato Nordio: “Sia chiarissimo che non ho la più pallida idea della dinamica del delitto e del suo autore, ma ho un’idea chiara sulla dinamica della nostra legislazione”, cioè sta ragionando sul modello, non sulla cronaca, tantomeno sul nuovo indagato, verso cui valgono ovviamente tutte le garanzie del caso. “È sbagliata la nostra legislazione, perché se una persona può essere condannata solo al di là di ogni ragionevole dubbio”, ricordiamo, è l’articolo 533 del Codice penale, non un orpello retorico, “come puoi condannare una persona che è stata assolta due volte da una Corte di assise da una Corte di assise di appello? Tutto questo è assolutamente inconcepibile”.

Nordio ha ragione, basti pensare al diritto anglosassone, a come è coerentemente applicato fino alle estreme conseguenze negli Stati Uniti, dove vige la non appellabilità delle sentenze di assoluzione in nome del principio del ‘doppio rischio’, che presidia il principio del ragionevole dubbio tutelato dal Quinto emendamento. E, più in generale, nel diritto anglosassone in assoluto ci si può appellare contro le assoluzioni solo in presenza di nuove prove o di errori di forma palesi, altrimenti è finita. È una logica stringente.

Nel caso Stasi, poi, il ragionevole dubbio rimbomba da ogni lato: il pg della Cassazione chiese l’annullamento con rinvio perché non c’erano elementi per condannare, mancava il movente, il dna di Stasi sul corpo della vittima non c’era, c’è una finestra grottesca di 23 minuti in cui avrebbe compiuto la mattanza come a malapena avrebbe potuto un killer professionista, altro che un ventenne bocconiano. Il principio sottolineato da Nordio è sacrosanto, e che l’abbia fatto il ministro della Giustizia su un tema che ormai è carne viva del Paese va oltre la cronaca giudiziaria, dalla quale lui si è tenuto lontano: riguarda il nostro stare insieme, la convivenza civile, la coscienza collettiva.

Quindi gli strilli delle anime belle si plachino, perché è una fortuna che Nordio si sia permesso di parlare dell’elefante nella stanza. Piuttosto si può argomentare politicamente sul fatto che forse è mancato il coraggio, nella piattaforma della riforma della giustizia poi bocciata al referendum, di prevedere la non appellabilità delle sentenze di assoluzione. Magari se la battaglia fosse stata portata fino in fondo l’esito sarebbe stato diverso; e comunque avrebbe dato l’idea di un governo più all’attacco, più convinto sul tema. Per questo prendiamo per buono l’impegno di Nordio, crediamo che il governo si impegnerà su questo cambiamento, e speriamo che politicamente ne faccia una priorità.


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