Ditelo a Elly, che in Ungheria ha vinto il centrodestra…

· 13 Aprile 2026


Cari ascoltatori, ma in Ungheria non c’era la dittatura, come per lustri lorsignori ci hanno venduto, raccontando una gigantesca balla geografica e politica, valoriale? Ci hanno ossessionato con la litania del regime nel cuore dell’Europa che metteva a rischio l’assetto liberal-democratico del continente, il governo di Viktor Orbán. Fino a ieri, quando l’Ungheria è andata a votare a scadenza naturale, come si è sempre fatto, in libertà, con partiti in concorrenza e Orbán ha perso dopo 16 anni da signore incontrastato, sempre per decisione popolare. Ha vinto nettamente Peter Magyar, il cui partito si avvia ad avere da solo la super maggioranza di 138 seggi (la maggioranza assoluta è a 133 seggi). Fidesz, il partito di Orbán, si fermerebbe a 54, e 7 seggi andrebbero a un partito di estrema destra: i progressisti sono praticamente scomparsi, dettaglio che a casa nostra lorsignori hanno allegramente ignorato.

La prima considerazione macroscopica, dunque, è che ci hanno raccontato una solenne castroneria: infatti, Viktor Orbán è stato al governo finché ha intercettato il volere della maggioranza del popolo ungherese, ora non lo intercetta più e quindi ha perso. Dunque si poteva scalare democraticamente il potere in Ungheria. Eppure ancora oggi sui giornali si leggono titoli che aggiornano il concetto di ossimoro, “è caduto il regime di Orbán”: ma quale ‘regime’ cade attraverso libere elezioni in cui vince un suo concorrente? La pietra tombale su tutta questa retorica l’ha messa lo stesso Orbán, che appena le proiezioni sono state evidenti ha chiamato Magyar per riconoscere l’esito del voto e ha commentato: “Continueremo a servire il Paese e la nazione ungherese dall’opposizione”. Vi immaginate queste parole in bocca a Mussolini, Hitler, Stalin, Mao Zedong?

L’altro dato fa ancora più ridere: tutto il fronte progressista è in festa per il fatto che ha vinto un candidato di centrodestra. Non solo: Peter Magyar è cresciuto politicamente e professionalmente all’interno dell’articolazione politica di Orbán, ha ricoperto ruoli diplomatici e lobbistici importanti per conto dei governi Orbán, a Bruxelles per esempio; è stato a lungo sposato con il ministro della Giustizia di alcuni governi Orban. Insomma è un’espressione chiara di quell’apparato tecnico-professionale allevato dalla classe dirigente orbaniana, che a un certo punto ha rotto con il sistema e con il suo riferimento politico accusandolo di essere ormai incistato, anchilosato, di incentivare la corruzione. Starà a Magyar dimostrarlo ed eventualmente segnare una svolta, ma la rottura è avvenuta su questo, non sul posizionamento politico o sui valori: il vincitore delle elezioni è un chiaro anticomunista, tiene alla difesa dell’identità nazionale, del nucleo familiare come parte fondante della società, della cultura dell’Ungheria e dell’Europa (soprattutto in chiave cristiana), dei confini, e si oppone all’immigrazione incontrollata.

Insomma Magyar sui fondamentali la pensa come Orbán, con una differenza di toni nella politica internazionale, perché è più euroatlantico e guarda meno alla Russia di Putin. Più guarderà verso la Casa Bianca e meno verso l’eurosoviet, meglio sarà; resta il fatto che Orbán è stato sconfitto da un candidato di centrodestra anticomunista, tant’è che il presidente del Partito popolare europeo si è intestato alla vittoria.

Ecco, questa cosa la sanno tutti, tranne quelli del campo largo. Elly Schlein ha fatto commenti oltre il surreale: “Sono immagini meravigliose ed emozionanti, il tempo dei sovranismi e delle destre è finito”. Ma come? Qualcuno dica a Elly che Magyar è cresciuto nel sistema di Orbán ed è di centrodestra, non di sinistra, non progressista. Ma per lei la bellissima notizia è quando perdono i nemici, non quando vincono gli alleati, che, per inciso, in Ungheria sono praticamente scomparsi.

Nicola Fratoianni, che non è secondo a nessuno, parla addirittura di “speranza per i progressisti”, quando ha vinto un candidato di centrodestra che su molti fronti continuerà le politiche di Orbán! È un impazzimento generale: prima ci hanno detto che c’era la dittatura e la dittatura non c’era, ora ci dicono che in Ungheria ha vinto la sinistra, e ha vinto un candidato di destra. Ancora e sempre non ci stanno capendo una mazza.


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