Annullato l’arresto di Hannoun, presunto capo di Hamas in Italia: complimenti!
Giovanni Sallusti · 9 Aprile 2026
Cari ascoltatori, mentre il mondo è sospeso tra guerra e pace, attraversato dalla faglia di rottura di uno scontro di civiltà antico e sempre attuale (leggete Oriana Fallaci), nel magico universo della giustizia italiana ringalluzzito nelle sue articolazioni di potere dall’esito del referendum, succedono cose tipo questa: la Suprema Corte di Cassazione ha annullato l’arresto del signor Mohammad Hannoun, fondatore dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, che lo scorso dicembre era stato arrestato assieme ad altre sei persone con l’accusa di aver finanziato per anni i galantuomini di Hamas e addirittura di rappresentarne il vertice in Italia.
Ricordiamo che Hamas è la banda di tagliagole nazi-islamici, braccio dalla piovra terrorista eterodiretta da Teheran, che ha perpetrato il pogrom del 7 ottobre: in pratica gli sgherri del regime islamista al centro dello scontro di civiltà di cui sopra. La Corte ha rinviato alla sezione del Tribunale del riesame di Genova la decisione sull’ordinanza di custodia cautelare, sulla quale si dovrà pronunciare nei prossimi giorni. Fatto salvo il garantismo che nella civiltà occidentale vale anche per il signor Hannoun, va ribadito che al centro dell’inchiesta c’è la sua associazione (più altre due), tramite cui sarebbero stati raccolti oltre 7 milioni di euro negli ultimi due anni, con il motivo ufficiale della beneficenza e la destinazione ufficiosa nelle tasche dei terroristi di Hamas.
L’indagine ha coinvolto 25 persone, le misure cautelari sono state messe in atto per 7 di loro, tra cui Hannoun, avendo la Procura avvisato il rischio di reiterazione del reato – nell’ipotesi finanziamento del terrorismo internazionale – o il pericolo di fuga, nel caso di Hannoun perché pare avesse tutto pronto, voli compresi, per andarsene a Istanbul, dove è proprietario di un appartamento.
Tra i motivi addotti dalla Corte ci sarebbe anche la non utilizzabilità dei file prodotti dallo Shin Bet, l’intelligence israeliana (immaginiamo sappia qualcosa di terrorismo e di Hamas) che dimostrerebbero il coinvolgimento di Hannoun, come elemento in Italia, nella galassia vicina a Hamas. I file sono stati esclusi dagli atti perché acquisiti tramite fonte anonima: ma parliamo di servizi segreti, non è che si dichiarino in piazza. Se, come sostiene la Procura, lì dentro ci sarebbe la prova che Hannoun finanzia ed è il referente di Hamas, il fatto che la fonte sia lo Shin Bet dovrebbe valere di più.
Hannoun non solo ha scattato selfie, ma è stato ospite d’onore anche in sedi parlamentari con rappresentanti del fantasmagorico campo largo o campo pro-pal; e fra i motivi per cui ha accumulato daspo ci sono anche alcune frasi illuminate. Quando Hamas, sancita la tregua a Gaza, cominciò a giustiziare per strada i palestinesi non allineati, Hannoun disse che tutte le rivoluzioni hanno le loro leggi e i collaborazionisti vanno uccisi. Disse anche che le squadracce pro-pal avevano fatto bene ad aggredire, picchiare e dare la caccia all’ebreo in occasione della partita di calcio Ajax-Maccabi Haifa di Europa League, in Olanda. E a proposito del massacro del 7 ottobre, Hannoun ha parlato di narrazioni non verificate, come il “presunto” massacro di bambini o gli stupri attribuiti a Hamas.
Queste sono le posizioni di Hannoun: certo, è innocente fino a prova contraria, ma ci sembra che i rischi di reiterazione del reato e l’allarme per la sicurezza nazionale rappresentato dalle accuse, con il conforto degli elementi forniti dei servizi israeliani, compongano un quadro inquietante.
Per questo se si annulla questo arresto in un momento mondiale di offensiva del fronte islamista e terrorista, che ha il suo epicentro nel regime degli ayatollah vicinissimo a Hamas, pare proprio che in Italia ci sia qualcuno lievemente scollegato dalla realtà.
