Il “pazzo” Trump verso un accordo, e lorsignori danno di matto

· 8 Aprile 2026


Cari ascoltatori, quanto è meraviglioso il circo degli intellettuali- esperti-analisti: fino alla scorsa notte Donald Trump era un pazzo che minacciava l’apocalisse nucleare, tesi su cui si sono arrampicati a costo di contraddire le dichiarazioni della stessa Casa Bianca; d’altra parte avevano già ribaltato le parole del ministro Guido Crosetto, che si era espresso sì sul pericolo nucleare, ma riferendosi agli ayatollah, non agli Usa.

Certo, hanno avuto anche gioco facile ricamando sulla frase effettivamente infelice di Trump che aveva parlato di cancellare una civiltà. L’Iran è custode di una civiltà millenaria e ricchissima, quella persiana, che non va cancellata, ma va liberata, perché è ostaggio di una banda di tagliagole nazi-islamici. Ma al netto dell’irricevibilità di un certo linguaggio trumpiano, di colpo è uscita la notizia della tregua per trattare un accordo in due settimane. E allora giravolta dir lorsignori: Trump è diventato un inaffidabile, un perdente, perché un accordo segnerebbe la sua sconfitta.

Quindi un giorno è un pazzo che non vuole una tregua e gioca con l’apocalisse nucleare, e il giorno dopo, quando invece la tregua arriva e vengono gettate le basi per l’esplorazione di un accordo, ha comunque sbagliato, è uno che fa retromarcia, un inaffidabile. Qui il giornalismo non c’entra più, così come non c’è ombra di onestà intellettuale, men che meno di analisi.

Un’analisi infatti spiegherebbe che Trump ha applicato la vecchia teoria del pazzo, del “madman”, che non ha inventato lui, è una postura ricorrente nella storia americana: suggerisci al tuo avversario che tu sei così sconsiderato da valutare anche mosse da fine di mondo, che cancellano il tavolo più che ribaltarlo; dato che è una ipotesi che non può essere esclusa, l’avversario dovrà accettare di cercare un accordo, perché l’alternativa potrebbe essere di gran lunga peggiore.

Il precedente più clamoroso è quello di Richard Nixon con il Vietnam del Nord, quando ventilò l’ipotesi di un conflitto nucleare per convincerlo a firmare gli accordi di Parigi alle condizioni americane. Poi il Vietnam del Nord stracciò quegli accordi e il Congresso Usa, a maggioranza democratica, impedì a Nixon di intervenire di nuovo, ma questa è un’altra storia.

Trump ha usato quelle frasi indifendibili su una escalation apocalittica per mettere la massima pressione, e in più ha bombardato l’isola di Kharkov, ferrovie, ponti. Alla fine il regime iraniano ha accettato il tavolo, anche perché la teoria del pazzo era anzitutto indirizzata alla Cina comunista, la quale non a caso, secondo molte indiscrezioni, ha premuto sui pasdaran, che ormai sono il vero potere iraniano, per far fare loro quello che avevano sempre escluso, cioè accettare una tregua e trattare.

Ora fioccano le varie agende, ci sono i 10 punti iraniani, 15 punti americani, c’è chi, sempre partendo da un pregiudizio, dice che Trump accetterà i dieci punti iraniani, mentre alcune indiscrezioni mostrano il contrario. Di sicuro la riapertura di Hormuz è la precondizione per esplorare un’ipotesi di accordo, che non è affatto scontato. Non è affatto detto che dopo queste due settimane non arrivi un altro colpo, un’operazione di terra mirata, che sarebbe una tipica sparigliata alla Trump.

Al momento, i fatti sono che l’orrendo regime totalitario iraniano è stato ampiamente decapitato, in tutta la sua alta gerarchia, negli addetti alla macchina repressiva, e in altre posizioni di primo piano, come i capi dell’intelligence e le figure di riferimento del clero sciita. Il programma nucleare è stato riportato indietro e reso impraticabile, lo scudo missilistico che doveva garantirlo è stato fortemente depotenziato. Il regime è più debole, ha meno possibilità di esportare terrorismo perché è impegnato a mantenere il potere dentro i propri confini, e a intavolare una trattativa col grande Satana. Vediamo dove questa trattativa andrà a parare, al momento c’è solo la tregua che gli ayatollah avevano sempre escluso.

E c’è l’ennesima figura di palta degli anti-trumpiani di professione: se ne facciano una ragione, una strategia c’è, alcuni risultati sono stati ottenuti. Il futuro è sulle ginocchia di Dio (speriamo non di Allah), sicuramente noi sappiamo da che parte stare, quella occidentale, quella di Israele, quella degli Stati Uniti d’America.


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