Se questo è il declino americano

· 7 Aprile 2026


Cari ascoltatori, oggi dedichiamo due immagini di cronaca non esattamente secondarie ai retori del “grande declino americano”, un luogo comune che ormai è un’auspicio dell’analista più che un’analisi: gli Usa stanno perdendo la guerra con l’Iran, sono impantanati su tutti i fronti, la loro proiezione culturale sta crollando, stanno per essere superati economicamente dalla Cina. Ogni anno, con le varianti circostanziali, la solfa è la stessa.

La prima immagine che dedichiamo a costoro riguarda l’infinito: gli Stati Uniti hanno mandato l’umanità là dove non era mai arrivata, a oltre 406 mila chilometri dalla Terra, record dell’Apollo 13. La capsula Orion della missione Artemis II ha da poco iniziato la manovra di ritorno dopo aver circumnavigato la Luna e aver visto con occhi umani anche il lato in ombra del satellite. Proprio tipico di una potenza in decadenza che non ha più respiro né proiezione né capacità di progettare il futuro, andare a riprendere l’esplorazione lunare ferma dagli anni ‘70 in prospettiva per colonizzare la Luna, farne una base per proiettare l’umanità verso Marte: la conquista dello Spazio, la continua esplorazione che connota il nostro destino, come ha detto Elon Musk, altro che declino…

La seconda immagine stringe l’obiettivo sulle montagne dell’Iran, sul massiccio del Dena dove il pilota dell’F15 americano abbattuto si è nascosto per 48 ore, in una fessura a oltre 2 mila metri, ferito ma dotato del suo equipaggiamento, del suo addestramento: da quella zona remota è riuscito a inviare la sua posizione, così Cia e l’intelligence hanno potuto attivare un’operazione di controspionaggio, facendo credere che il pilota fosse già stato salvato altrove per depistare il regime. Poi sono arrivati i mezzi aerei americani, è stato in pratica costruito un aeroporto provvisorio, è stato mosso un centinaio di uomini delle forze speciali, due aerei danneggiati sono stati fatti esplodere perché non cadessero in mano nemica, e alla fine, dopo uno scontro a fuoco senza vittime Usa, il pilota è stato portato in salvo.

Il successo della missione è stato anche uno schiaffo al regime, perché oltre ad avere costruito un aeroporto e portato a termine una missione simile in casa loro, anche i civili hanno contribuito, intasando le strade con le auto per confondere e infastidire le ricerche da parte dei pasdaran: gli iraniani oppressi percepiscono l’America come fonte di salvezza, la spada che può calare sulla testa del regime.

Insomma, in poche ore la potenza che dovrebbe essere in declino ha mandato l’umanità dove non era mai arrivata per portarla sulla Luna e poi su Marte, con una capacità anni luce più avanti di Russia e Cina che pure fanno proclami; e la medesima potenza in declino ha messo in opera un’operazione di salvataggio ad altissimo tasso di difficoltà con pieno successo e senza registrare perdite. Un capolavoro di tattica militare.

Capite allora che se tutte le potenze in declino fossero così, bisognerebbe riscrivere la nozione di declino. Questa parola è da sempre un feticcio intellettuale degli antiamericani, purtroppo anche ideologicamente trasversali. Però l’America con tutti i difetti che ha e l’altalena di presidenti che ha avuto, non è per niente in declino, la cronaca lo conferma ed è un’ottima notizia.


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