L’ultima tentazione del mainstream: Crosetto filo ayatollah. Ahahah

· 7 Aprile 2026


Cari ascoltatori, questa sera ci viene in mente il titolo “breve storia triste”: parliamo del mestissimo mainstream giornalistico-intellettuale che ha provato a venderci un Guido Crosetto con il barbone e il turbante, improvvisamente spalla degli ayatollah.

Il grimaldello di questa narrazione radicalmente contraffatta è l’intervista rilasciata dal ministro stamattina al Corriere della Sera. Noi non siamo dei devoti fan di Crosetto, in passato lo abbiamo anche criticato, ne riconosciamo le competenze così come le impuntature caratteriali; ma che abbiano provato a farlo diventare un fiero avversario degli Stati Uniti è un tarocco eccessivo, anche per lorsignori. Qual è stato il pretesto? L’allarme che ha lanciato, inquietante ma fondato, sulla follia atomica incombente: oggi siamo in bilico sull’apocalisse più che ai tempi guerra fredda: “Non abbiamo imparato nulla da Hiroshima”. Da quel momento, per ore questa posizione di Crosetto è stata venduta come una presa di distanza, una critica feroce dell’operato dell’amministrazione Trump e dell’operazione militare in Iran, in cui l’Italia giustamente non è coinvolta.

In aula Crosetto ha spiegato quanto lorsignori avevano capito malissimo, e perché: “La mia dichiarazione era proprio sulla follia del mondo che sta facendo di nuovo una guerra verso l’atomica. Pensavamo di esserne usciti dopo gli accordi tra Stati Uniti e Russia. Dobbiamo riprendere in mano quell’agenda perché al mondo nessuno pensi che si possano risolvere i conflitti con l’atomica. La mia preoccupazione è per quelli che inseguono per averla”.

Crosetto non parla di chi l’atomica ce l’ha, ma di quelli che inseguono per averla, e di lì a poco cita il regime teocratico e antisemita degli ayatollah, che ha fatto di quella rincorsa la sua ragion d’essere fin dal 1979 per dare corpo alle sue parole d’ordine, cioè morte all’America, morte a Israele. Il ministro è stato ancora più chiaro sui social, visto che è stato strumentalizzato anche dall’ambasciata iraniana la quale ha usato la sua evocazione di Hiroshima della follia atomica vendendola come posizione antiamericana: “La follia senza limiti è quella di chi massacra decine di migliaia di ragazzi che chiedono solo la libertà di vivere, è la ricerca di un ordigno atomico per poterlo usare contro il nemico di sempre, Israele, è armare gruppi terroristici in ogni parte dell’Oriente e dell’Occidente e programmare stragi come quella del 7 ottobre, è considerare nemici tutti quelli che hanno un’altra cultura, è attaccare nazioni arabe vicine solo per scatenare una crisi atomica”.

È chiaro: la follia è quella degli ayatollah che danzano sull’apocalisse, portando a spasso Barack Obama e fior di amministrazioni americane e di anime belle, fino ad arrivare vicinissimi ad avere uranio per più di 10 testate, come hanno detto gli stessi negoziatori a Ginevra. Un regime che ha costruito ed nutrito una piovra terroristica, Hezbollah in Libano, Hamas che è stato la mano assassina del 7 ottobre, gli Houti che ancora adesso stanno operando nel Mar Rosso per minare la navigazione.

La follia è l’entità terrorista che è la Repubblica Islamica dell’Iran, ha detto Crosetto evocando scenari da fine di mondo. Tutto questo convive con il fatto, nuovamente ribadito, che l’Italia non è in guerra, che rispetterà gli accordi con gli Stati Uniti e le regole della Nato nella loro cornice tecnica e legale (incluso che se le basi di Sigonella le si dà solo se è un atto che rientra in questa cornice). Per cui il Crosetto con il barbone e il turbante all’iraniana non sta in piedi: è durato qualche ora, poi lo stesso ministro ha consegnato i giornalisti e i commentatori al loro logico destino, quello del ridicolo.


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