Segni di lucidità nel governo, segni di sbandamento nel campo largo
Giovanni Sallusti · 3 Aprile 2026
Cari ascoltatori, mai come in queste ore vale la regola che un conto è la realtà, un altro è la sua rappresentazione, a maggior ragione se la seconda è strumentale, inquinata dall’ideologia o dagli auspici di chi dovrebbe fare l’analista. Ci riferiamo alla narrazione che, complice un certo tentennamento del centrodestra, aveva preso piede dopo il referendum: figurava che fossimo già in presenza delle magnifiche sorti e progressive, con l’arrivo sicuro dell’accozzaglia del campo largo a Palazzo Chigi (che brutto brivido) e con un governo allo sbando, un centrodestra liquefatto. Più che un’analisi, appunto, un auspicio.
A lorsignori è andata male: oggi, forse per la prima volta in modo così chiaro, vengono battuti dei colpi di politica – e geopolitica – affatto secondari da parte del governo. Il primo, clamoroso, è la missione a sorpresa della premier Giorgia Meloni nel Golfo, a visitare le petro-monarchie sunnite. È già atterrata a Jeddah, in Arabia Saudita, poi andrà negli Emirati Arabi e in Qatar. L’agenda è la sicurezza energetica e la situazione internazionale, anche per ribadire e rafforzare partnership commerciali che già il governo aveva implementato, soprattutto con l’Arabia Saudita, e per ragionare insieme sulla decisiva faglia di rottura, il problema dello stretto di Hormuz. Questo è un grande segnale sulle priorità di questo momento, che non sono le amanti di Piantedosi, di cui ci importa nulla.
L’altra notizia è un colpo interlocutorio, ma siamo in una fase in cui si procede per tentativi ed errori: non è che a Roma si possa decidere come andrà a finire l’incendio globale in corso. Il governo ha annunciato la proroga del taglio delle accise fino al primo maggio, una misura attesa da tutti, e anche l’estensione del credito d’imposta del 20% a tutte le aziende agricole, originariamente previsto solo il settore pesca: è un provvedimento in questo momento per niente banale. Si sta sulle urgenze imposte dalla realtà attuale.
Da ultimo, ma importantissima, c’è un’apertura del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti su quel dogma che, secondo qualche burocrate e qualche suo aedo mediatico, equivale a quello della Santissima Trinità: il Patto di stabilità europeo. Ebbene, per Giorgetti e per il governo non lo è: sulla deroga al 3% previsto dal Patto di stabilità è chiaro che, se la situazione non cambia, una riflessione a livello europeo sarà inevitabile, dice Giorgetti. Sembra un’ovvietà, ma altri colleghi di governo nel continente non l’hanno rilevato, il che sottolinea la lucidità del nostro ministro.
Dall’altra parte dell’emiciclo che cosa sta accadendo? L’ha raccontato anche il Corriere della Sera: sul fronte del campo largo si stanno scannando sulla leadership che non c’è e sulla candidatura a Palazzo Chigi che non c’è ancora. Fioccano ipotesi fantascientifiche, tra cui quella di ripescare “usati sicuri” come Pierluigi Bersani, che dovrebbe essere il federatore che eviterà la lotta fratricida delle primarie e porterà il centro-sinistra alle elezioni. Bersani è simpatico, ma è anche quello che doveva smacchiare il giaguaro Berlusconi e non ci è riuscito; nonché quello che ha perso mesi stando ore in dirette mortificanti sul blog di Beppe Grillo per inseguire il Movimento 5 Stelle, ricevendo in cambio pernacchie. Capite che se l’ideona è ripescare Bersani, non ci sembrano lucidissimi.
Ci sono poi le eterne manovre dei Richelieu de noaltri, da Goffredo Bettini a Massimo D’Alema, per togliere lo scettro dalle mani di Elly a quelle di Conte. Insomma, il centro-sinistra si sta dedicando a capire come far fuori i potenziali leader o pseudo tali, ripescando pseudo leader di una volta.
Quindi, con tutte le difficoltà dovute anche al contesto internazionale, dopo una reazione iniziale post referendum un po’ in difesa, di palazzo, con la commedia delle dimissioni a cascata, si sta rivelando la realtà, che non è la sua rappresentazione. Il centro-destra oggi dà segni di presenza sulle urgenze dell’agenda, e il centro-sinistra dà segni di sbandamento, coerente con la sua storia.
