Cari ultrà del diritto, l’Iran schiera i bambini: vi va bene?
Giovanni Sallusti · 3 Aprile 2026
Cari ascoltatori, avremmo una domanda per le anime belle, per gli aedi del diritto internazionale sempre violato dagli sporchi yankee barra sporchi sionisti. A lorsignori pensano 24 ore al giorno al diritto internazionale, noi dunque solleveremmo un paio di temi che a loro sono sfuggiti (perché toccano i loro mantra) ma al Tempo di oggi no, e sono due temi agghiaccianti.
Un articolo sul Tempo riporta che è ormai sistematico l’arruolamento di ragazzi, anzi proprio di bambini, come soldati nell’apparato di sicurezza gestito dai pasdaran. Il regime recluta “volontari” dai 12 anni in su – che si traduce con “strappa bambini alle famiglie” – da impiegare in pattugliamenti, posti di blocco, supporto logistico e altre supercazzole semantiche: perché è chiaro che è sempre sbattere un bambino in un teatro di guerra, sotto bombardamenti quotidiani.
E infatti una vittima c’è già stata, anzi di più, ma di quella sulle news e sui social è stato diffuso il nome: è Alireza Jafari, 11 anni, morto in un raid a Teheran lo scorso 11 marzo, mentre faceva la guardia a un check point. Vogliamo considerare che questa pratica configura una lievissima violazione dell’intangibile diritto internazionale, nonché della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, al capitolo sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati? L’Onu viene scomodata ogni volta che Netanyahu starnutisce; ma per questo, per i bambini usati nei conflitti armati? In Iran li ficcano anche nelle file della polizia morale, quella che rastrella la gente, addetta al controllo e alla repressione interna. Ma dal Palazzo di vetro non abbiamo sentito un fiato.
La seconda notizia pubblicata dal Tempo, sempre su questo straordinario regime, riguarda una direttiva interna, riservata, dei Guardiani della rivoluzione: si tratta di un piano per integrare le operazioni belliche all’interno di infrastrutture civili, cioè sostanzialmente mischiare il piano militare e il piano civile, il che significa piazzare siti militari nei pressi (o perfino sotto) di ospedali, scuole, obiettivi che non dovrebbero essere tali ma che lo diventano perché il regime, in pratica, li fa diventare militari.
Il piano prevede l’utilizzo di una vasta rete di siti apparentemente ordinari, come complessi sportivi, centri industriali, capannoni, magazzini, per posizionarvi missili, sistemi di sorveglianza e altre infrastrutture belliche: tutti luoghi scelti in base alla facilità di occultamento, di mascheramento. Anche questa è una dottrina sistematica degli ayatollah, che abbiano visto realizzata dai loro sgherri che hanno incendiato il Medio Oriente, per primi i terroristi di Hamas.
È una dottrina che si basa sulla dissimulazione, sulla asimmetria informativa, sulla propaganda: perché se accade che siti militari vengano colpiti, effetti anche pesanti si riflettono su infrastrutture civili, e quindi anche sulle persone, innescando subito la cagnara delle opinioni pubbliche occidentali, sempre masochiste e quindi contro l’Occidente: per cui passa solo che il solito Trump e il solito Netanyahu bombardano gli ospedali, mai che i guardiani della rivoluzione teorizzano e utilizzano questa strategia, cercando anche questi effetti di guerra informativa.
Care anime belle, un parolina da voi, anche solo un’alzata di sopracciglio, ci piacerebbe, sul fatto che la dittatura teocratica iraniana arruola i bambini e li sbatte in prima linea, tant’è che rimangono uccisi, e che porta obiettivi militari nei pressi di strutture civili sensibili. Riuscite a dirla una sillaba, sul fatto che in tema di diritto, per di più diritto dell’infanzia, abbiamo a che fare con un regime orrendo? E che, al netto di tutte le perplessità su Trump e Netanyahu, se scompare dalla faccia della terra non è un male per tutti gli uomini civili, liberi e dotati di umanità? Aspettiamo ma siamo un po’ scettici…
