Uno, nessuno e centomila Giuseppi: contro Trump ma anche no
Giovanni Sallusti · 2 Aprile 2026
Cari ascoltatori, e così il Giuseppi che in favore di telecamera si lancia in intemerate anti-trumpiane sul bieco affarista che persegue l’imperialismo yankee giocando alla guerra, alla fine si è attovagliato proprio con l’uomo di fiducia in Italia del suo nemico, Paolo Zampolli. Sono rimasti un’ora e mezza in una saletta riservata di un ristorante a Roma, immaginiamo non abbiano parlato del flop dell’Italia ai mondiali.
È il solito Giuseppi, e da un lato la notizia è clamorosa perché genera un imbarazzo sia politico sia personale; dall’altro è anche una non notizia, perché del trasformismo Conte ha fatto un’arte. Non vogliamo dire che sia un voltagabbana, piuttosto è un personaggio pirandelliano, è uno, nessuno e centomila. È quello che nell’arco di mezz’ora passò dal governare con la Lega al governare con il Pd, un salto da record, giusto sistemandosi la pochette con strepitosa disinvoltura.
Allora ci si chiede: che sorta di impalcatura valoriale ha, che priorità, che visione del mondo e di Paese ha, uno che nel tempo di un caffè passa dalla Lega al Pd? È che sbagliamo noi: siamo rimasti al contenuto, mentre lui è un avanguardista. E ora il signor uno, nessuno centomila ha dato un saggio di questa sua arte di scomporre e ricomporre la verità: in una lettera che ha mandato oggi a Libero, ha scritto che non era un incontro nascosto. Peccato che non ne abbia dato alcuna comunicazione, né lui, né l’ufficio stampa suo o del Movimento 5Stelle, né il suo social media manager compulsivo che lo fotografa anche quando si ferma a guardare una vetrina.
Conte ha incontrato l’inviato di Trump in Italia e non l’ha detto a nessuno, ma mica apposta, mica di nascosto: siete e siamo tutti indietro rispetto alla sua arte. A Libero ha scritto che si è parlato di geopolitica, di guerre, che lui ha trasmesso la sua vibrante protesta per l’azione di Trump. Però Paolo Zampolli ha un’altra versione: manco per sogno, abbiamo fatto degli accenni episodici in una conversazione assolutamente amichevole, perché Giuseppi è un amico del presidente ed è sempre interessato a portargli i suoi saluti. Insomma una scena da commedia dell’arte, non c’è di che meravigliarsi.
Certo, se vogliamo stare ai contenuti, un lievissimo problema politico nel campo largo ci sarebbe, perché l’anti-trumpismo sarebbe uno dei loro cementi valoriali, lo Yankee-go-home che portano in piazza da mesi come fossimo negli anni ‘70. Questo un pochino si scontra con due ore di tovagliata con l’inviato speciale di Trump in una saletta di ristorante. Ma ormai lo sappiamo, non sono i contenuti il terreno su cui va interpretato Giuseppi: lui è sempre uno, nessuno e centomila. Il problema è che si è messo in testa di tornare presidente del Consiglio, e questo è un filo meno divertente.
