Il giudice “grazia” i vandali pro-pal: avevano “forti ideali”!

· 31 Marzo 2026


Cari ascoltatori, da Milano è arrivata una notizia che mostra come una riforma della giustizia non servisse, che il nostro sistema funziona benissimo e soprattutto che non ha niente di ideologico. Otto galantuomini pro-pal fermati perché coinvolti nella guerriglia urbana scatenata alla stazione Centrale di Milano il 22 settembre scorso, sono stati sostanzialmente graziati dalla gip Giulia D’Antoni, la quale ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari da parte della pm Francesca Crupi che ha guidato le indagini, nonostante le accuse non fossero proprio secondarie: resistenza aggravata a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, tentata rapina, lancio di oggetti a offendere e utilizzo di armi improprie. Questi personaggi infatti erano stati protagonisti di pesanti scontri con la Polizia e di danneggiamenti, lancio di sassi, bastonate, calci e pugni.

Perché la gip non ha disposto alcun arresto domiciliare? Perché devono studiare e perché erano esasperati da forti ideali. Sembra uno scherzo ma le motivazioni sono queste, ed è una vera analisi sociologica sulla condizione in cui versiamo. Nell’ordinanza si legge infatti che è stato “tenuto conto anche della giovane età degli indagati” – visto che alcuni hanno 30 anni, ci verrà poi spiegato dove è posizionata l’asticella della gioventù – “e della necessità che gli stessi percepiscano il disvalore della condotta commessa, senza che però vengano imposte eccessive limitazioni alla loro formazione e ai loro percorsi di studio”. Ora, diciamo che dai 25 anni in su, o uno sta facendo un dottorato oppure studia Medicina, altrimenti si può dire che se la sta prendendo senza eccessiva fretta. Però la gip ha ritenuto che fosse opportuno non disturbarli.

La seconda motivazione della benevolenza del giudice – malgrado la gravità dei fatti per cui la misura cautelare avrebbe lo scopo di escludere il pericolo di reiterazione dei reati – è che “tali condotte oppositive trovano la loro espressione in occasioni delle manifestazioni pubbliche e non abitualmente, nella loro quotidianità”. Non è che questi tizi lo fanno ogni giorno, di lanciare sassi contro i poliziotti, provare a rapinare i passanti, danneggiare automobili, fomentare la guerriglia urbana: lo fanno solo quando c’è un’adunata pro-pal, insomma si sfogano.

Ma la motivazione che immerge la decisione della giudice nel surrealismo è la terza, scaturita dai verbali degli interrogatori. Nell’ordinanza si legge infatti che “non si sarebbero recati al corteo per dare luogo a scontri con le forze dell’ordine”, come no, erano lì per invitare tutti a un dialogo socratico sulla giustizia e sull’essenza della polis, e che “la concitazione del momento, il tumulto trascinante della folla, il perseguimento di una motivazione profondamente sentita, li avrebbe indotti a ritenere giustificabili anche le reazioni violente contro la polizia”. A parte la contraddizione – bisogna decidersi, o avevano le motivazioni profonde o sono stati trascinati – si legge poi che “l’interrogatorio potrebbe avere indotto gli indagati a iniziare un processo interno di rivisitazione critica del proprio comportamento, tale da non escludere che se si dovesse ritrovare in circostanze analoghe, si asterrebbero dal commettere comportamenti del medesimo tenore”.

In ogni caso le azioni degli otto indagati si sono manifestate “come espressione di violenza e ribellione”, cioè non era delinquenza da strada, c’è sempre un’impalcatura ideologica. Anzi, sarebbero state “espressione esasperata della volontà di affermazione degli ideali, in nome dei quali avrebbero oltrepassato i limiti per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza”. Insomma si sono fatti prendere la mano, ma non c’è bisogno degli arresti domiciliari perché devono studiare, perché non lo fanno tutti i giorni e perché sono stati un po’ trascinati e un po’ mossi da profonde motivazioni ideali.

Che cos’altro si può commentare? Questa è la realtà con cui abbiamo a che fare, queste sono le valutazioni nero su bianco di una gip italiana; questa è la situazione, e temiamo possa ancora peggiorare.


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