“Parlando liberamente” con Capezzone: Ora agenda di governo o governo delle procure
Giovanni Sallusti · 28 Marzo 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute delle conseguenze politiche e istituzionali post referendum con Daniele Capezzone, direttore responsabile de Il Tempo.
“La prima cosa che il centrodestra deve fare è scuotersi: bisogna smetterla di avere un atteggiamento passivo, sconfittista, negativo. La vittoria del No al referendum sulla giustizia è stato un bruttissimo colpo, ma non si può pensare di restare in una condizione anestetizzata e passiva, con la sinistra che nel frattempo si ringalluzzisce. Quindi, la maggioranza di governo deve rivendicare le cose buone che ha fatto e usare a fondo quest’ultimo anno di legislatura per realizzare quelle che importano agli italiani: tasse, salari, sicurezza, immigrazione in primis. È del tutto normale che un esecutivo perda una competizione elettorale di metà mandato, ma ora è necessario reagire”.
“Se uno è garantista, deve esserlo sempre. Quindi, se si stabilisse una sorta di automatismo tra l’essere indagati e il dimettersi, sarebbe un errore catastrofico. Nei casi delle dimissioni di Giusi Bartolozzi, Andrea Delmastro e Daniela Santanchè, c’era un’esigenza di voltare pagina. Giorgia Meloni ha chiesto a personalità che erano finite nell’occhio del ciclone di aiutare il governo a ripartire. La presidente del Consiglio si è posizionata in modalità cautela e ha messo tutti i suoi colleghi sull’attenti: ora pancia a terra, perché è iniziata la campagna elettorale per il 2027 e ogni cosa può essere utilizzata contro il centrodestra. Il messaggio è: non esponiamoci a errori non procurati. Se si mette in campo un’azione di governo robusta, i cittadini vedranno prevalentemente questa; se invece questa questa iniziativa non fosse così evidente, ci sarà un’agenda scandita dalle procure”.
“La priorità su tutte deve essere l’abbattimento delle tasse per il ceto medio. Del resto, l’emergenza vera di questo Paese, oltre a prendersi cura dei più poveri, è per ‘paradosso’ aiutare chi potrebbe campare bene: ovvero quel popolo che prende 50mila euro lordi, che significa massimo 2.500 euro netti al mese. Oltre quella soglia scatta l’aliquota Irpef del 43%, quindi viene loro prelevata quasi la metà di quello che hanno incassato. A tutto questo bisogna aggiungere le tassazioni locali, il resto della tassazione nazionale, il fatto che non hanno diritto a bonus di nessun tipo: il risultato è che a un certo punto dell’anno molti iniziano a sentirsi poveri. Questo è il destino delle partite Iva. Forse – per non dire sicuramente – questo popolo che risparmia e che consuma si meriterebbe proprio una carezza”.
“Da qui al prossimo anno si devono preparare due tipi di politiche da mettere in campo. Se vuoi vincere le elezioni, non puoi dimenticare le istanze del sud, che fatica di più, ma non puoi neanche dimenticarti di tutti quelli che chiedono di essere lasciati in pace e con una tassazione più civile. Ricordiamoci che bisogna risalire ad Alcide De Gasperi per trovare un esempio positivo di taglio delle tasse sul ceto medio, grazie anche al suo ministro dell’economia Vanoni; fra l’altro in un momento in cui le condizioni del pubblico bilancio non erano floridissime. Tuttavia, i due statisti democristiani fecero questa scommessa nell’immediato dopoguerra e vennero premiati successivamente, con il boom economico”.
“Sul rapporto con l’Europa abbiamo assistito recentemente a due operazioni. Quella positiva è la norma dei rimpatri che ha accolto sostanzialmente l’impostazione Meloni-Salvini-Piantedosi, per cui si possono fare respingimenti e usare Paesi terzi per le procedure di identificazione: c’è infatti la lista dei Paesi sicuri in Africa e in Asia, dove rispedire i clandestini. L’altra, negativa, è tutta la parte green deal. Ma del resto, quale rilancio economico si può fare, se siamo ancora prigionieri dello schema di Greta Thunberg, sostenuto dai commissari Timmermans e Ribera, che ha desertificato l’industria europea, che ha messo in ginocchio un settore trainante come l’automotive, che ci ha inchiodato alla dipendenza dalla Cina. La soluzione è: sì al nucleare, sì al carbone, e ovviamente sì a gas, petrolio e trivellazioni sul nostro territorio. Se non facciamo tutto questo, saranno veramente tempi grami”.
