Il Pd sfregia il ricordo di Bossi: poveracci
Giovanni Sallusti · 27 Marzo 2026
Cari ascoltatori, questa mattina vorremmo parlarvi di un tratto che connota l’essere umano, la memoria e l’onore che si concede all’avversario scomparso: accade fin dai poemi omerici, perfino se è “nemico”, per usare la lingua della sinistra gruppettara, massimalista e ultra-woke quando pare a lei.
Evidentemente da quelle parti, nella fattispecie nel Pd, non la pensano così, e proprio dal partito istituzionale, quello più importante, quello aspira al governo, è arrivato un indecente sfregio alla memoria di Umberto Bossi. Il fattaccio, respingente da un punto di vista stilistico oltre che politico, è avvenuto nell’aula del Consiglio comunale di Milano, che ha ricordato con un minuto di silenzio il fondatore della Lega (fu anche consigliere): la commemorazione di una figura che ha avuto un ruolo importante per la storia politica e sociale del Paese, rilevante anche per chi lo detestava.
Sarebbe bastato che chi coltivava sentimenti ostili verso lo scomparso fosse passato oltre, senza bisogno di sbraitare il suo livore, con eleganza. Invece è spuntato tal Michele Albiani, consigliere del Pd, che subito dopo il minuto di silenzio ha preso la parola, indignato, e ha regalato le seguenti perle: “Bossi sdoganò l’odio”, che detto da chi non accetta la commemorazione di un avversario scomparso sembra un filo strano, vedete voi dove si trova l’odio: “Chiedo scusa ai cittadini milanesi: abbiamo appena fatto un minuto di silenzio per una persona che ha sdoganato l’odio per chi non è del nord”, dimenticando che, per esempio, la moglie di Bossi ha origini siciliane, ma tanto stiamo parlando di un delirio, che così è continuato: “Io, la mia famiglia e molti milanesi abbiamo vissuto quel razzismo”.
Ora, ci tocca suggerire a tal Michele Albiani una rilettura di quanto disse proprio una figura di sinistra di un certo rilievo, Massimo D’Alema, il quale parlò della Lega come “costola della sinistra”: cosa che non era, era piuttosto un fenomeno che rompeva tutti i vecchi schemi, incluso l’asse tradizionale destra-sinistra. Ma con quelle parole D’Alema riconobbe che Bossi aveva colto qualcosa che si muoveva nella società italiana e nell’economia del nord, nel mondo della produzione, del lavoro, nelle fabbriche; per questo la Lega fu votata in massa, perché stava dando a quale mondo una rappresentanza.
Tal Michele Albiani, dunque, dovrebbe andare a rileggere quelle parole e poi vergognarsi per aver infangato il momento in cui si è commemorato l’avversario scomparso. Momento, e siamo al fattaccio numero due, che addirittura al Municipio di Zona 3 nemmeno si è tenuto, perché il presidente di Consiglio si è rifiutato di concedere il minuto di silenzio. E qui siamo oltre la tristezza, siamo alla negazione dell’altro, anche quando non c’è più, siamo all’autoritarismo pseudo-intellettuale tipico di questa sinistra.
L’unico commento degno di fronte a questo sfregio alla memoria di Umberto Bossi sta in un gestaccio assai empirico che con la sua verve e la sua intuizione popolare spesso faceva. Avete capito tutti quale gesto è: ecco. lo facciamo a lorsignori.
