Non sanno nemmeno vincere: discutono già sulle primarie!
Giovanni Sallusti · 24 Marzo 2026
Cari ascoltatori, meno male che nell’alleanza che ha vinto il referendum c’è l’altro contraente, quello debole. Il soggetto forte è ovviamente l’Anm, ormai partito politico a tutti gli effetti: come dicevamo stamane, in una sua sede presso il Tribunale di Napoli si è stappato champagne urlando “chi non salta Meloni è”, qui siamo anche oltre il partito, siamo alla curva dello stadio. E a indagare e a giudicare noi cittadini saranno anche magistrati con questa scomposta postura, cosa non molto rassicurante.
Per fortuna, dicevamo, ci sono anche gli altri, i comici del campo largo: l’accozzaglia che oggi potrebbe legittimamente sfruttare la vittoria alle urne, andare all’incasso mediatico, godere di pubblicità positiva, invece che cosa fa? Lorsignori si incagliano subito in un mega dibattitone (Nanni Moretti salvali, “il dibattito no”), rinunciano alla sana festa democratica e si lanciano a discutere delle primarie, evocate da Giuseppe Conte per primo, “ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte”, con l’immancabile cortocircuito linguistico. È arrivata subito la eco rivendicatrice di Elly Schlein, “ho sempre detto di essere disponibile alle primarie, discuteremo di tutto, modalità, tempi”. Ma hai appena vinto un referendum, resta un attimo su quello, no? Niente, Elly appena Conte apre bocca va in ansia da prestazione.
A far da contraltare e quindi ad alimentare il dibattito è intervenuta la sindaca di Genova Silvia Salis, candidata in pectore, che invece le ha stroncate: “Le primarie sono sbagliate perché ti obbligano a mettere in contrapposizione i due o più soggetti che in realtà sono nella stessa alleanza”. Qualcuno le spiegherà che la democrazia funziona proprio così, e funziona benissimo anche in quella più grande del mondo: le primarie non pregiudicano niente, anzi è un momento vivo, di confronto con il tuo popolo.
Chi ci mancava e invece non manca? La prestigiosa autocandidatura dell’ex direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, ve l’eravate dimenticato? L’ente che ha presieduto e meritoriamente diretto invece non lo si dimentica, anzi è l’assillo principale di commercianti, artigiani, piccoli e medi imprenditori, partite Iva che si dibattono nella trincea dell’economia reale. Il curriculum di Ruffini è un purissimo cursus honorum da tecnocrazia di Stato: oltre che al comando per due volte dell’Agenzia delle entrate, è stato anche al vertice di Equitalia, pensate che effetto simpatia sugli elettori.
È un profilo incastonato nel mondo centrista prodiano, quello che una volta si diceva cattocomunismo: Ruffini infatti ha solidi addentellati con la Chiesa, è figlio di un ministro democristiano doroteo, suo fratello è il capo del Dipartimento propaganda e comunicazione del Vaticano. Non per fare pronostici, ma non immaginiamo seggi transennati per contenere le folle che si precipitano a votarlo alle primarie, men che meno alle politiche.
Capite che se il giorno dopo la vittoria al referendum il dibattito diventa che Ruffini accetta le primarie, allora per fortuna che ci sono lorsignori a buttare tutto al vento incastrandosi in una matassa simile; e per fortuna che Elly continua a inseguire l’avvocato del popolo; e per fortuna che la cosiddetta alternativa di governo non corrisponde affatto alla somma aritmetica dei vincitori del referendum. Quindi contiamo sulle primarie del campo largo, e speriamo che le vinca in qualche rocambolesco modo Ruffini: sarebbe la migliore assicurazione sulla vita del centrodestra.
