Ogni anno 700mila giorni di ingiusta detenzione: la riformiamo questa giustizia?

· 17 Marzo 2026


Cari ascoltatori, dobbiamo porci una domanda. Che cosa difendono esattamente i difensori dell’attuale sistema della giustizia italiana – con carriere unificate e Csm in mano alle correnti – che essi ci vendono come il migliore dei sistemi possibili, sebbene sia un’anomalia fra le democrazie occidentali?

A questo proposito, fra le tesi e le opinioni che si scontrano in questi giorni (votate Sì!), oggi hanno fatto capolino dei numeri, che sono una cosa nuda e cruda, senza ideologie. Li ha pubblicati Il Tempo e sono molto interessanti perché raccontano la ricaduta di questo attuale sistema nell’esistenza concreta delle persone. I dati vengono dal Ministero della Giustizia e riguardano gli indennizzi per ingiusta detenzione. Ogni anno in Italia vengono risarcite tra 600 mila e 700 mila giornate di carcerazione non giustificata, cioè giornate trascorse da persone private della libertà, un diritto inalienabile, senza motivo.

Negli ultimi dieci anni, stando alla somma delle varie medie annuali, ci è toccato risarcire oltre 6 milioni di giorni di libertà negata ingiustamente. Non si tratta di un vero risarcimento, ma un indennizzo stabilito dalla legge, circa 120-150 euro al giorno (questa è la stima di quanto vale una giornata in cui vieni privato della libertà…). Un dato altrettanto clamoroso è che da 1991 a oggi sono state risarcite oltre 32 mila persone: più di un miliardo di euro pagati dallo Stato, cioè nostri – come diceva Margareth Thatcher, non esistono soldi pubblici, esistono solo soldi dei contribuenti. Questo è il costo di valutazioni errate da parte degli infallibili, insindacabili, ingiudicabili magistrati, che quando poi si tratta di darsi le valutazioni professionali si autopromuovono al 99 per cento.

Dall’analisi riportata da Il Tempo risulta che ogni anno 90 alle 120 persone passano più di un anno private della libertà pur risultando innocenti: di quanta vita, affetti, lavoro, vengono private queste persone? A quelli che dicono che non si vota su questo rispondiamo che no, si vota anche su questo, si vota sulla domanda delle domande: l’attuale sistema della giustizia corrisponde ai crismi minimi di uno Stato di diritto avanzato, non nei convegni ma nella realtà delle persone? È un sistema in grado di correggere i propri errori in base all’esperienza, che è l’essenza della democrazia liberale (ricordate l’epistemologia popperiana, tentativi ed errori)? Evidentemente no, visto che, come dimostrano i numeri, gli errori vengono reiterati. Ergo, una riforma di questo sistema è imprescindibile.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *




Radio Libertà

Background