Altre due canaglie fuori dai piedi: festeggiamo con gli iraniani

· 17 Marzo 2026


Cari ascoltatori, a occupare ogni spazio in questi giorni è la geopolitica del conflitto fra la più grande democrazia del mondo, gli Usa, e l’unica democrazia del Medio oriente, Israele, contro uno di principali totalitarismi, il regime teocratico e assassino degli ayatollah: ci sono i ragionamenti sulle rotte del petrolio, sulle ricadute energetiche globali, ci sono il risiko militare e quello dell’intelligence, le mappe onnipresenti nei talk televisivi.

E poi ci sono gli accadimenti sul campo, e l’umanità, il dolore immenso che, ben prima del dolore della guerra, è quello di decenni di oppressione islamista cui è soggiogato il popolo iraniano, erede della grande cultura persiana. Il momento controintuitivo di questo contesto è la gioia irrefrenabile che potete vedere su tutti i siti di informazione, le urla di giubilo che provengono dai palazzi di Teheran, cioè da gente che è soggetta nello stesso tempo alla violenza del regime e ai bombardamenti. Il motivo è che oggi un raid israeliano ha ucciso Ali Larijani, di fatto il capo della Repubblica islamica, fedelissimo di Khamenei di cui aveva preso il posto.

Da un punto di vista formale Larijani era il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, uno dei gangli fondamentali del potere insieme con la Guida suprema e i Pasdaran, e anello di congiunzione tra i cerchi concentrici di cui è composto il totalitarismo sciita. Larijani è stato uno dei principali responsabili del macello osceno operato nelle settimane scorse di fronte alle proteste dei commercianti, degli studenti, delle ragazze, di tutti quelli che in Iran non ne possono più: 40mila persone uccise in pochi giorni, sparando a caso sulla folla disarmata, andando negli ospedali a caccia dei superstiti e ammazzando anche il personale sanitario che cercava di curarli.

La morte di Larijani è una grandissima notizia per qualunque uomo libero e soprattutto per gli iraniani che urlano di gioia. Israele ha annunciato anche la morte di Gholamreza Soleimani, il capo della Basij, l’organizzazione paramilitare di polizia addetta alla repressione, cioè a mettere in atto quell’aberrante caccia all’uomo. Oggi il mondo è libero da entrambe queste due canaglie.

Questo doppio evento ci ricorda che la posta in gioco – al netto di tutti i ragionamenti, dell’auspicio di una descalation, e di tutte le subordinate che la guerra sta innescando – è quella delle persone che oggi urlavano di gioia dai palazzi di Teheran per l’iniziativa bellica americana e israeliana che sta uno a uno togliendo di mezzo canaglie come i due di cui sopra. E quindi sì, oggi ci godiamo questa buona notizia e ci uniamo idealmente, consci di farlo da una posizione molto più comoda (gli anti-americani e anti-occidentalisti questa consapevolezza non ce l’hanno), agli iraniani che oggi urlavano di gioia.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *




Radio Libertà

Background