Gita scolastica in moschea: è subito lezione di sharia
Giovanni Sallusti · 16 Marzo 2026
Cari ascoltatori, a potrà sembrare surreale che una gita scolastica diventi una gita di sharia, e invece stamane vi raccontiamo proprio di un nuovo caso nella galleria di episodi di sottomissione quotidiana e di sudditanza culturale che si è diffusa nelle nostre scuole. Ci riferiamo al caso dell’istituto comprensivo “Ai nostri caduti”, di Trezzo sull’Adda, i cui alunni di terza media verranno coinvolti in un’uscita didattica presso la moschea di Mezzago, in provincia di Monza, gita che avverrà martedì 24 e giovedì 26 marzo.
È molto interessante il programma, da quale emerge un approccio assai in bilico sulla sottomissione culturale. Alle nove e mezza cominceranno le attività laboratoriali, che sono le seguenti: vita di Maometto, il rapporto tra fede e scienza (questo è un tema tormentato, che non vede una grande reciprocità), e i 5 pilastri dell’Islam. Che sono: la professione di fede, detta shahada, la dichiarazione sincera che non c’è altro Dio all’infuori di Allah e Maometto è il suo messaggero; la salat, la preghiera, cioè l’obbligo delle 5 preghiere giornaliere verso la Mecca; la Zakat, l’elemosina, una tassa religiosa annuale a favore dei bisognosi; il sawm, il digiuno durante il Ramadan; e il pellegrinaggio alla Mecca.
Nella preghiera c’è un’altra cosa, che non è un dettaglio: quando i credenti rivolti verso la mecca dicono che “non c’è altro Dio all’infuori di Allah, continuano che Maometto è il suo inviato” dicono anche “concedici la retta via, non la via di coloro nei cui confronti sei adirato, né la via di coloro che hanno negato”. E chi sono questi “coloro”? I maggiori teologi islamici sono concordi: gli ebrei e i cristiani. Quindi, per cinque volte al giorno, durante l’esercizio della preghiera, vengono condannati ebrei e cristiani. Non sappiamo se i docenti della scuola di Trezzo ne siano al corrente.
C’è anche un ulteriore punto notevole nel programma: i diritti delle donne, un’architrave secolare della cultura islamica, a partire – per fare due esempi – dalla poligamia rivendicata e praticata da Maometto, fino al fatto che la testimonianza di una donna in tribunale conta la metà di quella di un uomo. Non sappiamo se si parlerà delle idee della guida suprema della Repubblica Islamica, l’ayatollah Khamenei, per il quale le donne equivalevano a capre o mucche. Né sappiamo se verrà fatto cenno alle condizioni in cui le donne vivono nei Paesi dove vige la sharia: negate nel corpo e nell’anima, oppresse, sovente torturate o uccise se non rispettano alla lettera quanto è prescritto.
Ecco, dunque, il programma della gita di una scuola lombarda presso questa moschea o centro culturale islamico – un equivoco sempre in agguato. Il corto circuito è smaccato, è Houellebecq applicato ai ragazzi. Siamo curiosi di sapere di che cosa davvero si parlerà in quella sede, se il messaggio verrà edulcorato o se verrà a galla qualche problemino…
