Brava garante: sui bimbi nel bosco è tutto sbagliato
Giovanni Sallusti · 13 Marzo 2026
Cari ascoltatori, tutti quanti noi viviamo una vita super impegnata, e qualcosa a volte resta fuori dal mirino. Deve essere successo anche a qualche attore nella vicenda della famiglia nel bosco, anche se, dato che ci sono di mezzo dei bambini, esserci sarebbe meglio, anzi diciamo proprio indispensabile. Parliamo del fatto che ieri la Garante per l’infanzia Marina Terragni ha incontrato nella casa protetta di Vasto i bambini della famiglia nel bosco, dopo che la mamma Catherine Birmingham è stata allontanata dalla struttura fra la disperazione dei suoi figli, momento drammatico di cui abbiamo già parlato.
Il nostro punto di oggi è che non era presente l’assistente sociale che ha messo in moto questa macchina che ha portato a esiti chiaramente eccessivi, come risulta dalle cronache, per esempio un articolo su La Verità, e da quanto ha detto la Garante stessa: aveva un appuntamento con l’assistente sociale, la quale avrebbe dovuto illustrarle la situazione, ma l’incontro è poi diventato un appuntamento telefonico, al quale infine l’assistente non si è fatta trovare.
Non è una bellissima immagine, questa assistente sociale che si chiama Veruska D’Angelo avrà avuto judo, o, fuor d’ironia, impegni dirimenti. Però davanti alla Garante per l’infanzia, cioè una massima autorità, la quale avrebbe dovuto valutare questa non indifferente macchina messa in moto anche da lei e dai suoi colleghi, lei non c’era. Questo fatto non depone a favore della “serenità” degli assistenti sociali in questa situazione che non è neanche più borderline, è oltre ogni limite.
Marina Terragni, fra l’altro, non è una bieca reazionaria, ma al contrario ha una storia di femminismo militante, in nome del quale si è anche opposta e si oppone alle derive Lgbt e gender, proprio in difesa della specificità della donna. Insomma, non solo è un profilo competente ma anche ideologicamente al di sopra di ogni sospetto. Ebbene, al termine della visita ha detto: “Bisogna che ci mettiamo tutti con il massimo impegno per vedere di risolvere una situazione che continua a sembrare, confermo l’impressione, sproporzionata nel suo esito rispetto alle ragioni iniziali”. Ci saranno state delle criticità, ma da qui a che si strappino dei bambini al papà e la mamma c’è un oceano in mezzo, dice in sintesi Terragni.
Continua: “Sono entrata qui e già da tempo avevo la sensazione che il difetto stia nel manico di questa vicenda: cioè che probabilmente non ha funzionato qualcosa proprio nei primissimi mesi in cui l’assistente sociale ha preso in carico questa famiglia. Lì le cose si sono messe in un modo storto e non si sono più raddrizzate. Avrei voluto parlare con l’assistente sociale, purtroppo qui non è venuta. Avevamo un appuntamento telefonico, però poi mi ha detto che non poteva parlarmi”.
Al di là di questa assenza tristanzuola che si commenta da sé, il contenuto è quello che dice la Terragni, probabilmente non ha funzionato qualcosa da subito: l’assistente sociale ha svolto una valutazione, che poi si è rivelata eccessiva di fronte alla realtà, ma a quel punto nessuno – lei, i colleghi, i magistrati che se ne sono occupati – ha più voluto recedere dal loro teorema. Questo è proprio uno dei problemi della nostra giustizia: spesso professionalità come giudici o assistenti sociali si fanno un’idea, anche puntellata da buona fede, e quest’idea presto diventa inattaccabile, un dogma, cosicché adeguano la realtà a esso a costo di piegarla o perfino negarla.
È anche su questo che si vota al referendum, sul modello di giustizia che vogliamo: quella in cui prevalgono i teoremi inquisitori, o quella in cui la realtà esercita di nuovo i suoi diritti? Al di là del referendum, questo schema storto è inquietante al quadrato, nella vicenda della famiglia nel bosco: quando in ballo c’è il presente e il futuro di tre persone per di più in via di formazione, il paraocchi bisogna toglierselo. Anche dei luminari della psichiatria hanno detto che quei tre bambini rischiano traumi pesantissimi se non irreversibili: e allora chi decide deve smobilitare il suo teorema, guardare in faccia alla realtà. Altrimenti questo Paese ha un gravissimo problema con il suo sistema della giustizia.
