Milano progressista: niente sala alle femministe di destra

· 12 Marzo 2026


Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra questi, Tognini analizza la situazione del collettivo Nemesis, che si è presentato anche in Italia ormai da qualche tempo. Il gruppo è composto da delle femministe identitarie, fortemente preoccupate della situazione europea, soprattutto in determinati Paesi, che non hanno paura di evidenziare la condizione della donna che è sempre più compressa da un’immigrazione islamica e dall’aumento degli stupri e femminicidi da parte quasi sempre dei migranti violenti. Insomma: da tutto quel vero patriarcato che non viene mai toccato dalle femministe di sinistra.

Di Nemesis si è tornato a parlare al grande pubblico nello scorso mese di febbraio quando è accaduta la triste vicenda di Quentin Deranque, ucciso a Lione dopo essere stato preso di mira da collettivi antifa durante una manifestazione. L’attivista fondatrice è Alice Cordier e la stampa di casa nostra ha puntato subito il dito contro queste ragazze non senza pregiudizi: qualcuno ha sostenuto che loro diffonderebbero addirittura modelli legati al maschio bianco. Tutto assolutamente falso. Ma tanto è bastato per respingere la loro proposta sulla remigrazione.

Il caso politico scoppiato recentemente è nato da una conferenza stampa organizzata dal capogruppo a della Lega del Comune di Milano, Alessandro Verri, a cui poi si è affiancato l’omologo in Lombardia, Alessandro Corbetta. Le persone invitate erano proprio le femministe del collettivo Nemesis, tramite la loro portavoce in Italia, che si chiama Astrid e che avrebbe dovuto fare il punto sulla situazione della violenza sulle donne ma anche su tutte le le leggi a tal proposito che stanno per essere approvate. Contro di loro è però partita la fatwa lanciata dalla presidente del Consiglio comunale di Palazzo Marino, Elena Buscemi del Partito Democratico, che ha impedito loro di accedere allo spazio adibito nel comune di Milano in quanto considerate xenofobe. E quindi questa conferenza stampa si è svolta sostanzialmente in piazza.

Qua Astrid, in maniera molto pacata, ha invitato Buscemi a organizzare un incontro per parlare della condizione delle donne, estendendolo alle sigle femministe di sinistra come “Non una di meno”, peraltro colpevoli di avere portato del letame davanti alla porta dell’ufficio di Giulia Bongiorno. Alla domanda sull’accusa di razzismo, Astrid ha prontamente risposto: “Non è colpa nostra se gli stranieri rappresentano il 9% della popolazione ma commettono quasi il 47% delle violenze. Noi diamo voce a tutte le vittime anche a quelle troppo spesso dimenticate dalle femministe di sinistra per colpa del politicamente corretto per cui l’oppresso diventa l’oppressore. La differenza tra noi e loro è che non abbiamo paura di denunciare l’impatto dell’immigrazione di massa sulla sicurezza delle donne. Non bisogna chiudere gli occhi sull’aumento esponenziale delle violenze degli extracomunitari”.


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