“La guerra agli ayatollah come la Liberazione da voi”: la Nobel iraniana sbugiarda lorsignori

· 11 Marzo 2026


Cari ascoltatori, tra gli appelli al feticcio vuoto del diritto internazionale e i lamenti su Trump e Netanyahu che per lorsignori sono peggio degli ayatollah, il grande assente nel dibattito sulla guerra in Medio oriente è il popolo iraniano. Fra mappe geopolitiche e belliche, si va perdendo un dettaglio che dettaglio non è: l’azione israelo-americana ha spalancato una finestra storica per l’Iran, nel senso di chi ci vive. È vero che liberare gli iraniani dalla teocrazia non è stato il primo motivo a causare l’intervento: per Trump gli obiettivi principali sono la distruzione dell’arsenale dei missili balistici e del potenziale nucleare in mano agli ayatollah, insomma togliere al regime la possibilità di nuocere. Ma la conseguenza è che per quel Paese si è aperta una possibilità che non si era mai vista dal 1979, quando Khomeini proclamò la Repubblica islamica chiamandola “il governo nel nome di Allah”.

A testimoniarlo c’è perfino un’intervista apparsa su Repubblica (che per una volta è l’orologio rotto che due volte al giorno dà l’ora giusta), seppure in calce a una lenzuolata con D’Alema che se la prende con l’Occidente: quella che interessa a noi è a Shirin Ebadi, avvocata iraniana, attivista democratica in esilio a Londra, premio Nobel per la pace nel 2003 per la sua lotta in nome della libertà e dei diritti.

Ebadi non ci gira attorno: “Questa è la Liberazione iraniana, la nostra Resistenza. Come quella italiana nella Seconda guerra mondiale contro il nazifascismo. Anche allora servirono le bombe degli Alleati…”, e anche le truppe sul terreno, cosa stranota a tutti tranne che all’Anpi. Fra l’altro l’analogia tiene anche paragonando il nazismo e totalitarismo islamista degli ayatollah, che hanno due elementi in comune: l’antisemitismo, per cui bisogna cancellare gli ebrei dalla Terra, e l’idea di esportare l’ideologia totalitaria nel mondo. Prosegue Ebadi: “La democrazia arriverà solo con libere elezioni. Ma quando le bombe distruggeranno l’apparato di repressione del regime e questo non avrà più armi per combattere, a quel punto sarà costretto a obbedire al popolo, lasciare il potere e cedere a elezioni libere. Se non ci fosse stato un ‘aiuto’ del genere alla Resistenza italiana, il vostro Paese non avrebbe mai riconquistato la libertà”.

Ebadi definisce i bombardamenti “una tragedia per il popolo. Ma se i raid potessero eliminare la forza repressiva degli ayatollah, credo che le opposizioni e gli attivisti democratici oggi abbiano già la forza di rovesciare il regime”. Chissà se interessa a qualche anima bella, a qualche iper-femminista, a qualche ultrà dei diritti arcobaleno, che se le bombe americane e israeliane riescono a piallare la macchina repressiva, l’opposizione potrebbe farcela: e quindi le donne iraniane potrebbero essere libere, gli omosessuali iraniani pure, i diritti di cui lorsignori si riempiono la bocca potrebbero diventare realtà fuori dalle loro ztl.

L’iraniana premio Nobel per la pace dice che sì, può succedere e lo dice con realismo: “Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran non per esportare la democrazia, bensì per distruggere le decine di siti nucleari di uranio arricchito, che erano una minaccia per Israele. Perché diciamolo: questa guerra tra regime iraniano, Usa e Israele è iniziata nel 1979 con la fondazione della Repubblica islamica, la cui politica estera è esplicitamente fondata sulla distruzione di Israele e sulla cacciata degli americani dal Medio Oriente”.

Insomma, israeliani e americani attaccano la Repubblica islamica per loro interessi, nel caso di Israele addirittura un interesse esistenziale, aprendo una finestra per la libertà del popolo. Ma all’intellighenzia occidentale interessa, ne parla, ne capisce? Pare di no, perché per l’intellighenzia la libertà è un privilegio solo suo. E invece, con buona pace di lorsignori, sarà il bel giorno in cui anche gli iraniani saranno liberi.


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