“Dopo il voto faremo i conti”: Gratteri &co., è crisi di nervi

· 11 Marzo 2026


Cari ascoltatori, ormai il pezzo di magistratura che si è fatta megafono propagandistico delle ragioni del no è in crisi di nervi, e peggiora. Vi raccontiamo i due episodi più recenti. Il primo riguarda un intervento di Giuseppe De Nozza, sostituto procuratore della Repubblica di Brindisi nonché presidente dell’Anm di Lecce, attualmente molto impegnato nella campagna per il No. A un evento di Cellino San Marco, De Nozza, sostenendo la virtuosità del sistema delle correnti – cosa non facilissima, richiede doti intellettuali non indifferenti – le ha definite “luoghi di fecondo dibattito culturale e sociale”. Per dettagli, consiglieremmo a tutti, lui incluso, la lettura de “Il sistema” di Luca Palamara e Alessandro Sallusti, così da capire meglio la facondia del dibattito in quell’ambiente culturale: ‘Io ho messo il tuo alla Procura X, tu metti il mio alla Procura Y’. Siamo nei pressi di Kant e Hegel…

De Nozza ha detto che “è normale che attorno allo stesso tavolo stiano seduti magistrati che hanno le stesse idee” e ha fatto anche degli esempi: “Non mi vedrete mai con Nicola Porro perché abbiamo idee diverse sul mondo, non mi vedrete mai assieme a Sallusti Alessandro perché abbiamo del mondo idee completamente differenti”. Dà da pensare il fatto che gli potrebbe capitare di dover indagare o giudicare delle persone con cui non si siederebbe al tavolo per pregiudizio ideologico: qualche dubbio sulla serenità e sulla terzietà dell’ordine giudiziario legittimamente può venire.

Il secondo caso è più spettacolare, d’altra parte riguarda un campione del fronte del No, che di certo non sta passando inosservato: è il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il quale, come rendiconta il Foglio di oggi, alla chiamata di un suo giornalista che gli chiedeva lumi sulla “non verissima” notizia secondo cui Sal da Vinci voterebbe no (“una battuta”, aveva poi spiegato a La7), ha reagito così: “Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete”. Ma in che senso? Un giornalista, che neanche lo ha criticato, si è permesso di fare una domanda a un magistrato su una cosa che ha detto, e lui lo ammonisce? Vuole dire che dopo il referendum si farà una pesca a strascico e tutti i giornalisti che l’hanno criticato o che gli hanno anche solo fatto una domanda ci finiranno dentro? Che bizzarria: in una società libera un magistrato non può essere soggetto a critiche e perfino a domande? Eppure per Gratteri chi domanda dovrà “fare i conti”, che suona male detto da chi detiene un potere notevole sulla vita altrui, perché ti può mandare alla sbarra.

È chiarissimo allora che fra i magistrati che sostengono il No scorre una crisi di nervi generalizzata, il che mostra ancora una volta quanto è alta la posta in palio con il referendum: in questa posta c’è anche il potere, in senso deteriore, di un’importantissima categoria della democrazia che è degenerata in casta. E costoro sono in crisi di nervi perché il referendum per la prima volta può davvero ripristinare una normalità dialettica e liberale in Italia. Motivo per cui, ancora una volta ribadiamo: votate sì.


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