Riforma “come l’aids”, giustizia “crocifissa”: i toni bassi del No

· 9 Marzo 2026


Cari ascoltatori, ultime notizie dal fronte dei buoni, dei giusti, dei moderati e istituzionalmente corretti, contrapposti ai bavosi che sostengono l’idea che in Italia si debba riformare la giustizia e adeguarla ai canoni delle democrazie occidentali: i buoni hanno assai assimilato l’invito del presidente Mattarella ad abbassare i toni, e infatti ecco quanto sono bassi.

Il primo esempio arriva dalla campagna per il No condotta da Antimafia Duemila, espressione dell’Associazione culturale Falcone e Borsellino (a proposito, qualcuno prima o poi spiegherà ai signori di questa no-profit che Giovanni Falcone era a favore della separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante): il manifesto della campagna mostra una giustizia raffigurata nella classica forma della dea bendata, ma messa in croce, con lo slogan “l’indipendenza della giustizia va protetta, non sacrificata”. Il messaggio, dunque, sarebbe che questa riforma crocifigge la giustizia, con una sfumatura di blasfemia, visto che il richiamo sacro viene utilizzato per un provvedimento laico del governo sottoposto al vaglio popolare. I ‘toni bassi’ sono ultra-apocalittici…

Ma il meglio è la nuova perla di Giovanni Bachelet, figlio del vicepresidente del Csm assassinato dalle Brigate Rosse nel 1980, già parlamentare del Pd e adesso alla guida di uno dei comitati del No. Sabato sera, in tour elettorale a Treviglio, ha detto: “Per questa riforma vale lo stesso slogan di quando 40 anni fa scoppiò quel terribile male chiamato Aids: se lo conosci lo eviti”. La riforma della giustizia per l’illuminato esponente del Pd equivarrebbe quindi a una malattia così terribile da esser chiamata ‘male del secolo’. Ma Bachelet dimentica che è stata varata dal governo di centrodestra su esplicito mandato popolare, perché era nel programma sottoposto uscito vincitore al vaglio degli elettori.

Un altro alfiere dell’abbassamento dei toni è Tomaso Montanari, il rettore dell’Università per stranieri di Siena (al quale, diceva Giuliano Ferrara, mancherà sempre una emme). Durante un’iniziativa del comitato del No, Montanari ha arringato l’uditorio come segue: “In Italia volete avere ancora come padre e madre costituenti Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Umberto Terracini, Nilde Jotti, o preferite Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida? Comprereste una Costituzione usata e manomessa da questi banditi?”. Ascriviamo la definizione della presidente del Consiglio, del ministro della Giustizia, del presidente del Senato come “banditi” a una campagna elettorale tutta sul merito della riforma.

Ma la verità è che lorsignori stanno delirando, offendendo, sbracando perché a loro fa paura il merito della riforma; perché il combinato disposto di separazione delle carriere e sorteggio per i membri del Csm smina la contaminazione insana tra magistratura e politica ideologizzata che in questo Paese imperversa da lustri. Così si salva la giustizia, le si restituisce autonomia. Per non dire degli altri argomenti per votare sì: che sono proprio quelli del fronte del No, con i suoi deliri fra evocazioni del Crocifisso e paragoni con l’Aids.


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