Famiglia batte woke: La Corte suprema Usa mette ordine

· 5 Marzo 2026


Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: fra questi, analizza l’ultima sentenza dei giudici americani della Corte suprema americana che hanno bocciato le politiche della California, le quali permettono alle scuole di tenere all’oscuro i genitori sui problemi di disforia di genere dei figli. Insomma: viene fissato il primato della famiglia che deve essere informata, come in Italia è sostenuto in una proposta di legge del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Negli Stati Uniti, quindi, c’è stata la riabilitazione dei genitori, con una decisione presa dalla Corte Suprema con una maggioranza di 6 a 3: il comparto scolastico californiano non solo ha scavalcato le famiglie, ma le ha pure tenute all’oscuro mentre favoriva il cambio di sesso dei minori. Il governatore dem della California, che teoricamente dovrebbe affrontare i problemi legati all’immigrazione e al deficit della del suo Stato, ha cercato di buttarla un sull’ideologia, forse per far dimenticare i problemi di un’economia complessa come quella californiana.

L’intera vicenda aveva avuto inizio nel 2023, quando presso il distretto meridionale della California due insegnanti avevano fatto causa, chiedendo un’esenzione da queste politiche pro-gende. Da parte sua lo stesso distretto si era difeso sostanzialmente asserendo di avere seguito la legge così come interpretata dal procuratore generale della California e dal dipartimento dell’istruzione. A questo punto gli insegnanti hanno fatto causa anche ai funzionari statali. E, accanto a loro, si sono aggiunte le famiglie: tra queste, i coniugi che hanno appreso che la loro figlia era intenzionata a cambiare sesso solo dopo che la stessa, all’inizio dell’ottavo anno di scuola, era stata ricoverata per un tentato suicidio. Solo allora la madre e il padre avevano scoperto da un medico che la figlia soffriva di disforia di genere e che a scuola si presentava come un maschio. Nessuno – tantomeno gli insegnanti e i compagni di classe – aveva detto loro alcunché. Da qui, una class action che le famiglie assistite dalla Thomas More Society hanno intentato causa contro lo Stato della California.


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