Viva Leila, l’iraniana che ha domato gli ipocriti anti-Usa

· 3 Marzo 2026


Cari ascoltatori, c’è una splendida, coraggiosissima donna iraniana che ha dato una lezione da scolpire sulla pietra a tutto il caravanserraglio delle anime belle nostrane, quelle che, sguazzando nella libertà e nei salotti occidentali, si appellano a proiezioni evanescenti come il diritto internazionale e contestano l’intervento americano e israeliano contro una delle più orrende dittature del pianeta, e così facendo curano gli interessi degli ayatollah.

Ebbene, lorsignori hanno preso uno sberlone di realtà grazie a questa donna, Leila Farabakhsh, iraniana residente a Firenze da 15 anni, attivista dell’associazione Donne, Vita e Libertà. Domenica verso le 18 era in svolgimento un corteo promosso da Arci Firenze, Cgil e Anpi intitolato “Stop bombing Iran” con tutto il corredo di retorica, inclusa quella anti-israeliana, contro il grande Satana, espressione con cui Khomeini aveva etichettato l’America, e con cui la etichettano oggi gli ayatollah e anche lorsignori. È curiosa in particolare la presenza dell’Anpi, cioè i nipotini dei partigiani veri, i quali sapevano bene che dai nazifascisti ci si libera con le armi, soprattutto con quelle degli Alleati. Proprio come sta succedendo contro il nazislamismo in Iran. Ma di partigiani non se ne vedono più, e non lo sono di certo gli attuali dirigenti dell’Anpi, che a quanto pare stanno contro i liberatori.

Comunque è successo che questa Leila ha fronteggiato il corteo, gli si è messa davanti e ha detto ad alta voce: “Vi voglio dire una cosa io: come avete potuto restare in silenzio quando il regime in due giorni ha chiuso Internet e ha ucciso 40mila persone, 53mila sono in arresto e sotto tortura? Dove eravate?”. E, ignorando le reazioni scomposte del corteo, ha continuato: “Le donne in Iran sono sotto violenza, 10mila persone accecate: eravate in piazza quando organizzavamo noi le manifestazioni? Non avete mai organizzato voi, e ora siete qua per dire che cosa? Per dire che il popolo iraniano ha chiesto aiuto?” Ci rimproverate di chiedere aiuto per liberarci dei tiranni che schiacciano il nostro popolo e la nostra civiltà dal 1979, sta dicendo Leila a loro signori. “L’America ha aiutato il popolo iraniano, non potete fare un presidio così”, questa è la realtà, quella dei canti di gioia dalle finestre di Teheran da parte di civili che rischiano di rimanere sotto le bombe, ma lo preferiscono all’inferno islamista, e gridano viva Trump. Ecco che cosa ha fatto questa donna, si è esposta, ha mostrato ai cosiddetti progressisti tutta la loro ipocrisia da utili idioti dei peggiori oscurantisti.

Un certo punto i toni si sono alzati ancora e alcuni del corteo hanno detto “noi qui siamo in piazza col popolo iraniano”, ma quando è stata invitata ad allontanarsi dalla Digos, Leila ha reagito: “Fatemi parlare, sono una donna iraniana e ho diritto di parlare. Qui ci sono pochissimi iraniani, molti non hanno famiglia in Iran, dalla loro comfort zone vorrebbero decidere dell’Iran, ma le nostre famiglie sono sotto il fuoco del regime”. Leila sa di che cosa parla, di libertà che non è un’esclusiva, un privilegio, e con le argomentazioni sbatte e risbatte in faccia a lorsignori la loro ipocrisia fuori controllo: nessuno di costoro si è visto mentre gli ayatollah macellavano la popolazione, accumulavano cadaveri per strada, per lo più di giovani, mandavano le squadre della morte negli ospedali a finire i superstiti, una cosa oltre ogni orrore.

Tutti questi anni in cui le donne, gli omosessuali, le minoranze etniche, gli oppositori, sono stati schiacciati sotto la sharia, non hanno stimolato un movimento di sopracciglio da parte delle anime belle, che adesso vanno perfino in piazza contro il popolo iraniano: si vergognino!


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