Ursula eurosonnambula: ayatollah al capolinea, e lei parla di “diplomazia”

· 2 Marzo 2026


Cari ascoltatori, mentre la storia vive momenti convulsi e decisivi, con la grandissima calma del rito eurocratico – quindi dopo aver consultato alcune centinaia di uffici e sottocommissioni – Ursula von del Leyen a 80 ore dall’inizio della guerra in Medio Oriente ha detto qualcosa. Stiamo parlando della presidente della Commissione europea, sulla carta la figura politica più importante del Vecchio continente (salvo poi avere la prova che non è così, perché gli Stati perseguono legittimamente i loro interessi senza di lei). Ebbene alla fine, sull’attacco israelo-americano contro la tirannia degli ayatollah ha distillato perle di saggezza tipo: “La stabilità della regione è di fondamentale importanza”.

Cioè ci ha messo 80 ore per partorire una tautologia, un appello che, fra l’altro, negli anni non ha mai espresso nei confronti del regime di Teheran che minava costantemente la stabilità della regione con la sua piovra terrorista, finanziando le sue molteplici braccia: gli Houti che attentavano al commercio internazionale nel Mar Rosso, Hezbollah che in Libano aveva preso il posto dell’autorità legittima e da nord martoriava i civili israeliani, gli sgherri nazi-islamici di Hamas responsabili del pogrom del 7 ottobre. Diciamo che gli ayatollah, con il loro progetto di sovversione islamista globale, non è che abbiano agevolato la stabilità della regione.

Ma proseguiamo nel von der Leyen non-pensiero: “L’unica soluzione duratura è una soluzione diplomatica”, certo, proprio come ha fatto Khamenei, il macellaio che mitragliava il suo popolo e faceva cercare i superstiti negli ospedali per finirli. Non è stata la diplomazia a fermarlo, e non è la diplomazia a far vacillare ora questa orrenda teocrazia islamista che esporta terrorismo. E, ancora, non è grazie alla diplomazia che il popolo iraniano potrebbe tornare libero e la regione diventare più sicura: ma grazie all’intervento militare israelo-americano.

Insomma, in questo frangente della storia emerge chiaramente una cosa che Ursula, i suoi eurocrati e i suoi aedi dei media non hanno capito, cioè quel che ha detto Marco Rubio alla recente conferenza di Monaco, in un discorso epocale che sembra la cornice geopolitica e anche culturale in cui si inserisce l’attuale crisi bellica.

Il vecchio mondo è finito, ha detto Marco Rubio, l’illusione è caduta, il globalismo non faceva gli interessi di quello spicchio eccezionale di mondo che è l’Occidente, ma gli interessi dei suoi nemici, Cina comunista in primis, che ha destrutturato le economie occidentali ed è diventata riferimento di un asse del male di cui gli ayatollah iraniani sono un pezzo importante.

Rubio ha spiegato che siamo a un bivio della storia: o si lascia crescere l’affermazione di questo asse del male, fra l’altro subendo un uso strumentale delle istituzioni internazionali – per esempio l’Onu che consegna presidenze sui diritti umani e lo sviluppo sociale all’Iran e condanna molto di più l’unica democrazia del Medio Oriente, cioè Israele – oppure l’Occidente riprende in mano il proprio destino, capisce che è il momento non dell’esclusiva diplomazia, ma dello scontro fra potenze, che è poi uno scontro di civiltà.

Non è in nostro potere negare tutto questo, ma lo è scegliere di combattere in tutti i modi, fra i quali quello militare in Iran è ormai l’unico verosimile, visto che gli ayatollah non rinunciavano al loro progetto di apocalisse islamista. L’alternativa è finire sempre più residuali, come Ursula che ci mette 80 ore a dire un pugno di ovvietà fuori tempo massimo, dimostrando così che questa Unione europea è sempre più fuori dalla storia, da questa faglia di rottura che riguarda l’Occidente e i suoi nemici. Bisogna scegliere, e lasciar perdere quelle vane parole.


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