Micron ubriaco: vuole zittire l’Italia

· 19 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, l’ultima micronata di Emmanuel Micron è troppo piccina anche per un leader piccino come lui. Ci riferiamo all’insensata polemica, in bilico sull’insulto, che ha indirizzato al governo italiano, nella fattispecie alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si è permessa di commentare un fatto che scomoda le coscienze di tutti gli europei, di tutti gli occidentali.

Il fatto è l’assassinio politico, avvenuto in Francia, di un 23enne massacrato di botte dagli squadristi rossi, dagli antifa amici di Jean-Luc Mélenchon, a sua volta in ottimi rapporti con le sinistre nostrane. La premier e tutto il governo si sono limitati a esprimere dolore e cordoglio, che speriamo siano condivisi da Micron, e a dire che l’omicidio di Quentin è una ferita per l’intera Europa. Il che non ci risulta particolarmente offensivo, anche per la presunta grandeur transalpina.

Invece Micron ha avuto una crisi di nervi e ha detto, con elegantissima metafora, che “ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite”. Cioè, Roma non sconfini, non faccia commenti su Parigi, così custodiremo bene le pecore: non vorremmo intendesse i popoli europei, nella visione di quelli come Micron. Insomma, non solo è una polemica palesemente infondata, ma sfonda i confini del grottesco.

Ricordiamo al presidente francese che quando il centrodestra italiano vinse le elezioni politiche, il rito supremo della democrazia dove votano anche le suddette pecore, e si insediò a Palazzo Chigi come espressione della legittima volontà popolare, una ministra del governo francese agli Affari europei, Laurence Boone, disse: “Continueremo a collaborare con l’Italia, ma vigileremo sul rispetto dei diritti e delle libertà”. Frase che, rispetto al cordoglio espresso da Meloni e dal governo, ci sembra ben più pesante, che violasse lievemente di più gli standard della diplomazia ed esondasse nell’offesa sostenere che in Italia un governo democratico frutto di libere elezioni potesse calpestare le libertà. In quel caso monsieur le president rimase “en silence”, uno che tra l’altro ogni due per tre commenta decisioni, provvedimenti, iniziative altrui, incluse quelle dell’amministrazione americana: a maggior ragione dovrebbe stare a casa lui, a un oceano di distanza dalla principale potenza mondiale. E che dire, poi, dei sorrisetti di Nicolas Sarkozy in faccia all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi?

Insomma, la polemica di Micron è non solo infondata, ma si colloca a un livello di ipocrisia finora inesplorato, e dire che Parigi spesso ha sconfinato in modo offensivo e irrituale, issandosi su un piedistallo di superiorità politica e morale del tutto indimostrato. Chiedete ai francesi che cosa pensano dell’esperienza politica del loro presidente…

Per questo ribadiamo, sperando che ci sentano al di là delle Alpi: sì, l’omicidio di Quentin riguarda anche noi, in quanto europei, in quanto popolo libero e affezionato alla libertà.


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