L’indecenza di Mélenchon sull’omicidio di Quentin

· 17 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, se volete inquadrare il volto della sinistra contemporanea, il paradigma delle truppe progressiste, che ormai si traduce nell’islamo-gauchismo mondiale, guardate alla figura di Jean-Luc Mélenchon, il capo de La France Insoumise e leader del cartello delle sinistre francesi, ultraradicali, filoislamiche se non filo-islamiste, ultra-antisioniste: nulla hanno più che fare con la tradizione comunista, che non ci piaceva per niente, ma che non sarebbe certo stata alleata di costoro. E in particolare, guardate a come Mélenchon ha reagito all’orrore andato in scena a Lione, un vero omicidio politico, anzi peggio, un omicidio ideologico.

A rimanere sul selciato è stato uno studente di matematica 23enne, Quentin Deranque, massacrato da una banda di squadristi antifa, perché stava tentando di proteggere delle femministe di destra che protestavano pacificamente e legittimamente (La Francia è ancora una democrazia) alle porte di un convegno dell’ultrasinistra islamo-gauchista. Il ragazzo è stato circondato e picchiato da questi squadristi rossi, tra i quali sarebbe stato riconosciuto il signor Jacques-Elie Favrot, assistente di un deputato di Mélenchon, Raphael Arnault. L’organizzazione protagonista di questo scempio è Jeune Garde, un gruppo ultra-antagonista a tutti gli effetti collaterale al partito di Mélenchon.

E la reazione di Mélenchon? Non ha perso troppo tempo a condannare la violenza, piuttosto ha immediatamente ribaltato la verità (in questo caso proprio come da vecchia scuola comunista): “Sia chiaro, siamo noi quelli aggrediti, riunione dopo riunione”. Cioè, all’indomani dell’omicidio di un 23enne da parte di una squadraccia di antagonisti politicamente a lui vicini, la risolve così.

“Ogni due giorni, nelle ultime tre riunioni che ho tenuto siamo stati aggrediti. Ma ancora questa gente si vanta di essere venuta a una nostra riunione per impedirle di svolgersi”. Però non risulta dalle cronache che siano avvenuti fatti di qualche rilevanza, mentre alla fine sul selciato è rimasto quel 23enne. E ancora, se l’è presa “con coloro che vanno da una tv all’altra per dire che ‘è vergognoso, ci hanno assassinati’”. Però è quel che è successo, assassinare è il verbo corretto quando una persona è uccisa intenzionalmente e vigliaccamente da un gruppo di altre persone.

Di fronte a questi atteggiamenti, dobbiamo tenere presente che non si parla solo di Francia: Mélenchon è il riferimento della sinistra e di un vasto cosmo antagonista, anche italiano. Due esempi: a Napoli i signori del collettivo Mensa Occupata hanno postato sui propri social la foto di uno striscione con scritto “No allo scioglimento della Jeune Garde”,  firmato con la falce e il martello, così ricordandoci che esistono i crimini politici. A L’Aquila, nel corso del Consiglio comunale, due esponenti della minoranza di sinistra hanno abbandonato l’aula quando è stato chiesto un minuto di silenzio per ricordare Quentin: si tratta dei consiglieri Lorenzo Rotellini di Avs e Simona Giannangeli della lista L’Aquila coraggiosa. Insomma, in Francia un ragazzo è stato ucciso dallo squadrismo antagonista islamo-gauchista che ormai è la realtà della sinistra anche in Italia, come fra l’altro hanno dimostrato ampiamente le piazze pro-pal dell’ultimo anno. E il volto della violenza di sinistra non sta solo nelle piazze, ma anche negli atteggiamenti dei loro leader: Mélanchon è una caso di scuola.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *




Radio Libertà

Background