No Board of peace: odiano l’America e l’occidente
Giovanni Sallusti · 16 Febbraio 2026
Cari ascoltatori, lo scandalo di giornata è che secondo il fronte delle scandalizzatissime opposizioni progressiste e il giornale collettivo che le rappresenta, il governo ha la bizzarra che l’Italia debba essere alleata con gli Stati Uniti e restare all’interno della civiltà occidentale. Gratta gratta, lorsignori sono rimasti al vetusto slogan “yankee go home”, all’occupazione liceale degli anni 70, questa è l’agenda di Elly e la sua compagnia.
La pietra dello scandalo è il famigerato Board of peace per Gaza voluto da Donald Trump, l’unico che è riuscito a fermare il conflitto in Medio Oriente, che loro hanno chiamato genocidio: anche semanticamente non lo è stato, ma a maggior ragione lorsignori stessi dovrebbero essere contenti del congelamento della guerra e dell’inizio di un cammino che vorrebbe portare a un Pace duratura -sebbene sia irto di difficoltà e si presti agli stop and go – con il coinvolgimento di tutti gli attori regionali, in primis le monarchie sunnite del Golfo: una collaborazione de facto con Israele per trasformare quell’area da incubatore di caos e terrorismo a fonte di prosperità.
Va da sé che l’Italia debba essere interessata a un’agenda del genere, per le sue alleanze internazionali e per l’importanza di quell’area del mondo: è notizia di queste ore che il governo avrebbe trovato il modo per partecipare al Board of peace tenendo conto del dettato costituzionale, che sugli organismi internazionali indica precondizioni molto rigide (e anche qui si intuisce che la Costituzione più bella del mondo è stata pensata in uno scenario globale molto diverso dall’attuale). L’Italia, quindi, sarà presente come osservatore: la premier dovrebbe volare a Washington la settimana prossima e presenziare senza partecipare ai lavori. È un buon compromesso, che consente all’Italia di non restare fuori da un dossier fondamentale, il ridisegno di quell’area.
Nella bolla dell’isteria progressista tutto questo è diventato un atto di sudditanza, di svendita della sovranità nazionale (ma da quando la sovranità sta loro a cuore?), insomma non hanno capito niente: non hanno capito niente, per esempio, del discorso di Marco Rubio alla Conferenza di Monaco, lo stesso Carlo Calenda (che è stato spesso dipinto come un implicito fiancheggiatore del centrodestra) ha detto una castroneria, che “tra Maga e Merz la presidente del Consiglio ha scelto la parte sbagliata”. Ma non c’è alcuna contrapposizione fra l’agenda americana e la parole del cancelliere tedesco, di cui è stato isolato un virgolettato per innescare la polemica.
Il discorso di Rubio, di impatto storico perché dipinge una visione del mondo, segna uno spartiacque ed è chiarissimo, “a prova di scemo”: l’amministrazione Trump non è contro l’Europa, né vuole dividere l’Occidente, ma ricorda all’Europa di far parte di questa civiltà, anzi di averla generata. Tutto il discorso di Rubio è una sorta di appello all’Europa, con curvature anche sentimentali: siete i nostri migliori amici, teniamo molto a voi, per questo vi vogliamo forti, che la smettiate di avere paura e vergogna per la vostra civiltà, che è la nostra, che si chiama Occidente. Vogliamo, ha detto Rubio, un’Europa orgogliosa del suo patrimonio e della sua storia, che non rinneghi quel dettaglio, creatura tutta occidentale, che si chiama libertà; che esca dall’abbaglio globalista per cui la storia è finita e ora si tratta solo di fare buona amministrazione mentre si delocalizza la produzione.
A voler allargare le sponde dell’Atlantico sono gli antitrumpiani di professione, sono i progressisti dello yankee go home che non hanno mai cambiato spartito. L’appello di Rubio è: non buttiamo a mare la civiltà occidentale, rilanciamola insieme. Per questo è il caso di esserci, nel Board of peace, è una scelta di civiltà. E la sinistra ha le idee chiare: è contro la nostra civiltà, contro l’Occidente. La posta in gioco è chiara.
