Ilaria non ce la fa: no alla tassa sul porno, ma per fare la patrimoniale!

· 16 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, oggi  pomeriggio stava per venirci un un colpo, per un attimo abbiano creduto di essere d’accordo con Ilaria Salis. Siamo stati tratti in inganno quando, in un post, ha scritto: “Sono favorevole all’abolizione della cosiddetta tassa etica, un’addizionale Irpef-Ires del 25% applicata ai redditi derivanti da attività pienamente lecite nel settore del porno e della produzione di contenuti audiovisivi legati alla sessualità. È una misura bigotta, liberticida, incostituzionale, indegna di un Paese che si vuole civile”. Siano contrari anche noi a questa tassa etica, anzitutto perché opporsi un aggravio di pressione fiscale su qualunque settore in un Paese dove lo Stato-leviatano è già fin troppo presente nelle nostre tasche è sano. Per un breve momento di ci siamo detti: sarà mica diventata liberista? Noi, in quanto laici, liberali e occidentali, troviamo ingiustificabile caricare un lavoratore, una lavoratrice, una società che agisce legalmente in un certo settore, di un aggravio “morale” sul prelievo fiscale. Non siano mica a Teheran, sotto gli ayatollah…

Il problema è che, una riga dopo, il mondo salisiano è tornato al suo ordine, di accanimento comunista-tassatorio: “Anziché punire il legittimo lavoro dei creatori di contenuti anche a sfondo sessuale, è l’impianto del nostro sistema tributario che va ripensato”, ovviamente nella direzione della 127esima patrimoniale in un Paese che di patrimoniali è già infestato: Serve far pagare di più a chi guadagna molto”, e si torna alla sua ricetta sicura per la povertà, infierire su chi produce ricchezza, che a cascata può produrre e generare nuovo lavoro, quindi anche ricchezza per altri: è comunque un peccato da espiare.

“Serve far pagare le piattaforme, non gli utenti che le utilizzano”, cosa difficile da realizzare, visto quanto sono volatili, e “serve una tassazione seria dei grandi patrimoni e delle successioni”. Attenzione: quando quelli come Ilaria Salis dicono “grandi patrimoni”, in realtà stanno pensando al ceto medio da spennare, non ai veri megaricchi – per quanto ci riguarda, se sono tali per merito nulla quaestio – che fra l’altro sono perfettamente in grado di sfuggire al sistema fiscale, e spesso lo fanno portando la residenza altrove e magari facendo anche finta di essere di sinistra. Per Ilaria “grandi patrimoni” sono vostre tasche. 

E continua: “Serve colpire le rendite finanziarie, immobiliari e fondiarie”, dove immobiliare significa che bisogna infierire sulla casa, che già nella Salis-visione non sarebbe nemmeno proprietà privata, visto che per lei è normale okkupare. “Insomma serve chiedere molto di più a chi accumula ricchezza attraverso la proprietà”, una sintesi che si colloca un filo a sinistra di Lenin. La sua ricetta è: togliamo la tassa etica a chi lavora nel porno, e ficchiamo una bella patrimoniale sui ricchi, su quelli che hanno le case, su quelli che hanno delle rendite, in realtà sul ceto medio italiano e sul proprietario medio di casa italiano, perché alla fine è lì che si va a cadere. È vero che lavorare liberamente nel porno non è minimamente osceno; ma è altrettanto vero che a essere davvero oscena e fuori tempo massimo è la sua ossessione per la tassa patrimoniale, la sua passione per il saccheggio fiscale ai danni degli italiani.


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