È pro-Aska: obbligo di firma quando cazzo vuole lui

· 12 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, vi diciamo subito che vorremmo non avere l’impressione che per qualche magistrato i galantuomini di Askatasuna, gli antagonisti, in particolare quelli arrestati dopo il sabato di follia torinese, siano dei ‘compagni che sbagliano’ come ai vecchi tempi, quindi punibili con un buffetto: su, in fondo non sono mica dei biechi reazionari. Però poi la cronaca ce la rinfocola, quell’impressione, e con più forza.

Per esempio, oggi sul Tempo si legge una ricostruzione surreale, ma purtroppo corretta, che riguarda Matteo Campaner, uno dei tre arrestati per i disordini di Torino per il quale il gip ha deciso l’obbligo di firma. Nell’ordinanza Campaner è descritto mentre lancia ripetutamente sassi e petardi verso le forze dell’ordine a distanza ravvicinata, quindi creando un pericolo evidente; una volta fermato ha opposto resistenza con forza, scalciando e tirando pugni agli agenti.

In questo quadro nell’ordinanza si legge però anche che il livello di offensività della sua condotta risulta “comunque contenuto”: in fondo lanciava solo sassi a distanza ravvicinata, cosa quasi risibile, poiché gli agenti hanno avuto il culo che nessun sasso li ha beccati. Ma la vetta del surreale è quando il gip spiega la sua decisione sull’obbligo di firma quotidiano nella stazione dei carabinieri, che deve avvenire “in orari che verranno concordati con la predetta Pg compatibilmente con le esigenze personali del sottoposto”.

Avete capito bene, l’ordinanza in pratica dice: se non la disturbiamo troppo, venga pure ogni giorno quando vuole, fra i suoi impegni, se ha il cinema o il calcetto aspettiamo, anche se deve andare a un’altra manifestazione a tirare sassi, le possiamo aprire l’ufficio preposto anche di notte. In pratica è acclarato che questo soggetto, per il quale ovviamente valgono tutte le garanzie sull’iter giudiziario, effettuava azioni violente verso le forze dell’ordine, ma gli viene dato lo stesso l’obbligo di firma quando cazzo vuole lui.

Un altro articolo nella stessa pagina racconta poi di un’intercettazione che vide protagonisti due esponenti no-tav, uno è Daniele Pepino – figlio del cofondatore di Magistratura democratica Livio Pepino – che parlava con la collega Gabriella Vossa, la quale gli diceva ”hai sentito la bella notizia?”. Risposta di Pepino: “Sì, li hanno liberati tutti”. “Sì, ma davvero sono fuori di testa. C’è sto cazzo di Padalino. Adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata”.

Stavano parlando di Andrea Padalino, pm di Torino, al tempo il più impegnato nelle inchieste sulla violenza del movimento no-tav, soprattutto ai cantieri in Val di Susa, che poco dopo subì un’indagine per corruzione in atti giudiziari e abuso d’ufficio, e dopo 4 anni di circo mediatico-giudiziario fu assolto in via definitiva. Insomma un pm che rompeva un po’ troppo, e alla fine, per caso eh, ci hanno pensato dei colleghi.

Torniamo a oggi e troviamo che a un tizio che mentre lanciava sassi a distanza ravvicinata viene dato l’obbligo di firma ma quando vuole lui, fra una festa e una gita fuori porta. Non trovate anche voi che si sia qualcosina che non funziona? Tipo che per qualcuno costoro siano solo dei compagni che sbagliano. Ed è un’impressione ogni giorno più forte.


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