Grimaldi accusa Piantedosi o ha le prove, o si dimetta
Giovanni Sallusti · 11 Febbraio 2026
Cari ascoltatori, ecco a voi il capitolo più recente delle mirabolanti gesta dell’onorevole di Avs Marco Grimaldi, il deputato del partito di Totò e Peppino, al secolo Fratoianni e Bonelli: ricordiamo che si tratta dello stesso Grimaldi che lo scorso 31 gennaio aveva partecipato alla manifestazione-caos urbano pro-Askatasuna a Torino, e che dopo aver rilasciato una condanna formale e scontata dell’indecorosa scena del poliziotto aggredito da dieci antagonisti, aveva detto “non avremmo visto queste immagini se non avessero sgomberato Askatasuna”. In pratica, per lui la colpa è stata della bizzarra idea del governo di far valere il principio per cui la legge è uguale per tutti, perfino per costoro che per decenni hanno occupato illegalmente uno stabile.
Dopo questa grande perla avremmo sperato che Grimaldi si sarebbe preso un periodo di sobrietà, che avrebbe coltivato un minimo di continenza. Invece no: oggi, ai microfoni di Radio24, ha alzato l’asticella del politicamente grottesco e dell’istituzionalmente inaccettabile, sempre sulla protesta di sabato, che a quanto pare è il focus della sua azione politica: “Mi sembra abbastanza chiaro che c’erano più di mille agenti, lei sa quanti ce n’erano davanti ad Askatasuna? Solo 50 su mille”, cosa però non tanto strana, visto che la manifestazione e la minaccia erano diffuse in tutta la città. “Sa che cosa è successo in quelle ore?” ha domandato retoricamente con il tono di uno che disvela un complotto reazionario e una nuova strategia della tensione. “La prefettura, su ordine di Piantedosi, ha aperto una zona rossa che doveva essere inviolabile e non permeabile. Si immagini se quelle 50mila persone pacifiche avessero forzato l’ingresso in quella zona rossa magicamente aperta: sarebbe stata una mattanza”. Mattanza che non c’è affatto stata, quindi qui siamo al periodo ipotetico del quinto o sesto tipo.
“Per questo dico: Piantedosi non solo deve smettere di strumentalizzare noi e le forze pacifiche che animano quelle piazze, ma anche di creare trappole. Quella trappola ha rischiato di sorprendere agenti impreparati, se fosse entrato l’intero corteo sarebbe successo molto di più di quanto abbiamo visto. Sull’ordine pubblico non si gioca”. Registriamo quindi che l’onorevole Grimaldi sostiene che il ministro dell’Interno ordisce trappole ai danni di civili, e lo ripete tre volte, non è stato uno scivolone lessicale.
Onorevole, capiamo che lei vive in una sorta di Sessantotto permanente, ragion per cui le risulta indispensabile stare sempre e comunque con il movimento antagonista e spararla più grossa anche dei suoi colleghi di Avs, così da avere le dichiarazioni in testa al rullo delle agenzie; però, incidentalmente, lei è anche un parlamentare della Repubblica italiana. Quindi, i casi sono due: lei ha delle prove per cui il ministro dell’Interno, invece di gestire l’ordine pubblico, si è messo a organizzare trappole per fare una mattanza di civili che si trovavano nella parte pacifica del corteo, ce ne rende edotti, e in quel caso saremmo i primi a chiedere le dimissioni di Piantedosi. Oppure, se lei non ha queste prove, deve fare un favore, non a noi e neanche ai suoi datori Fratoianni e Bonelli, ma a se stesso: per un minimo di decenza istituzionale, anche solo per il più risicato alfabeto condiviso – che deve valere anche in quest’era pazzotica dell’uno vale uno e della sinistra ridotta a propaggine dell’antagonismo – per decoro politico, istituzionale, e anche morale, se non ha questa prova, si deve dimettere lei!
