Povero Guterres, ultimo burosauro del globalismo
Giovanni Sallusti · 5 Febbraio 2026
Cari ascoltatori, stamane è stato istruttivo leggere l’intervista-lenzuolo che Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, ha rilasciato a Repubblica: una chiacchierata in doppia pagina con il giornalista Paolo Mastrolilli che sembrava pervenire da un’altra era, da cui è emerso il perfetto ritratto dell’ultimo burosauro. Ha descritto un mondo che non esiste più come se fosse attuale, il vecchio come se fosse nuovo, lontanissimo dalle sfide del futuro: vetusti schemi e stilemi che sopravvivono solo nella camera iperbarica del Palazzo di vetro, nella finzione in cui sono imprigionati gli uffici delle istituzioni internazionali.
Guterres è in Italia anche per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, così ne ha approfittato per appiccicare ai Giochi il tema all’apocalisse climatica: “Il cambiamento del clima minaccia il futuro degli sport invernali. Salvaguardare il futuro dello sport richiede un’azione decisa e collettiva da parte di tutti i governi per limitare il riscaldamento in linea con l’Accordo di Parigi, l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile”. Un ricicciamento dell’agenda eco-fondamentalista, costruita sul rischio di un’apocalisse climatica imminente e sul dirigismo delle istituzioni internazionali, che con il green deal si è risolta in un colossale fallimento, soprattutto sul nostro continente.
Ma la domanda delle domande è stata ovviamente quella anti-Trump: “Lei ha detto di recente: quando si osserva la politica attuale degli Stati Uniti c’è una chiara convinzione che le soluzioni multilaterali non siano rilevanti e ciò che conta è l’esercizio del potere e dell’influenza degli Usa. Quali sono conseguenze e pericoli di questo comportamento?”. Non possiamo evitare di notare l’assenza di una domanda sulle conseguenze e i pericoli del comportamento di Xi Jinping, che da anni sta costruendo la sua egemonia imperialista su larghi strati del mondo, soprattutto quelli poveri: non interessa né all’intervistatore né all’intervistato. Risposta: “Se vogliamo un mondo stabile, dobbiamo sostenere la multipolarità radicata nella cooperazione e non nello scontro. Quando la legge del potere sostituisce il potere della legge le conseguenze sono profondamente destabilizzanti. Quando gli Stati potenti danno priorità all’influenza rispetto all’adesione al diritto internazionale, si mina la credibilità del sistema basato sulle regole”. Ovviamente si riferiva all’orco Trump, prescindendo dal fatto che Stati totalitari da anni si dedicano alla coltivazione e all’espansione della propria sfera di influenza, nel silenzio e di Guterres e di Repubblica, che hanno portato avanti per anni la narrazione del diritto internazionale (che è un’altra finzione), mentre ogni canaglia globale si faceva gli affari suoi ed esercitava indisturbata la propria politica di potenza.
Gli americani hanno eletto un presidente che ha capito questo tornante storico, che la torsione ideologica del globalismo faceva solo gli interessi delle potenze nemiche dell’Occidente, per cui sta provando a reagire: e subito è stato riesumato il tema del diritto internazionale. “Pace e stabilità globali non possono essere raggiunte senza rispetto del diritto internazionale” sono parole che vengono dal massimo rappresentante di un’organizzazione che ha assegnato la presidenza del Forum sui diritti umani alla Repubblica islamica dell’Iran! Il Paese al mondo – forse assieme alla Corea del Nord – dove i diritti sono più violati, quotidianamente e con modalità terrificanti!
Guterres non manca poi di bacchettare il Board of Peace di Gaza perché solo l’Onu ha l’autorità per agire: peccato che non abbia mai agito in Medio Oriente, anzi ha dato sponda ai nemici di Israele. “Abbiamo bisogno che il cessate il fuoco a Gaza regga, ciò significa un completo ritiro delle forze israeliane, lo smantellamento dei gruppi armati”, guai a dire terroristi, Guterres fa fatica a definire terrorista perfino Hamas, ricordiamo che è autore della perla “il 7 ottobre non viene dal nulla”. Né l’Onu ci risulta in decenni abbia mai perseguito in Medio Oriente le “le condizioni per un orizzonte politico credibile”. La fragile impalcatura di pace esiste grazie all’iniziativa di Trump, per cui tenderemmo a dare fiducia più a lui che ai fallimenti dell’Onu.
Infine Guterres ha avuto anche il fegato di battere cassa: lamenta che l’Onu corre il rischio di “un imminente collasso finanziario”, per cui immaginiamo che stesse chiedendo soldi guardando a Washington, che è da sempre il principale contributore dell’Onu, e senza pudore, dopo che per mezza intervista ha demolito le politiche americane.
Vi consigliamo la lettura di tutta l’intervista perché sembra davvero di leggere l’ultimo reduce di una stagione ideologica defunta, del globalismo, della multilateralità internazionale per cui queste istituzioni millantavano di garantire pace e benessere, mentre nel migliore dei casi sono solo delle cattedrali dell’immobilismo, perché per lo più sono ormai egemonizzate dalle dittature e dagli avversari dell’Occidente. Addio Guterres, noi viviamo nel mondo di adesso.
