Su compagni, fischiettate al consolato dell’Iran
Giovanni Sallusti · 30 Gennaio 2026
Cari ascoltatori, soprattutto qui a Milano, l’imminente arrivo delle squadracce di Trump è il principale argomento propositivo, contenutistico che in questi giorni la sinistra sta mettendo sul piatto politico. Al punto che domani ci sarà una imprescindibile manifestazione di tutti i sinceri democratici, organizzata da Pd, Anp e Cgil, tutte sigle ormai indistinguibili, in assenza di un partito riformista trainante, un mare magnum che ripete a pappagallo sempre le stesse parole d’ordine. Questa settimana tocca a “vade retro, squadracce di Trump”.
L’iniziativa è stata illustrata dal segretario del Pd milanese, Alessandro Capelli: “Grande manifestazione democratica per dire che non vogliamo le squadracce dell’Ice nella nostra città, per dire che vogliamo le Olimpiadi dei diritti umani e per dire che siamo al fianco di chi si batte per i diritti umani”. Il mood è la convocazione di tutti con un fischietto come quelli di Minneapolis, cuore delle ossessioni della sinistra in questi giorni. Eh, le fabbriche del tessuto produttivo italiano da tempo non vanno più di moda.
La realtà è che, come abbiamo chiarito più volte e come hanno ribadito in i ministri Salvini, Taiani e Piantedosi, l’Ice consterà di pochi agenti e saranno quelli della divisione dell’intelligence, non quelli per strada coi mitra e i passamontagna. Quindi, se questi sinceri democratici tengono ai diritti umani – come dicono loro, alle olimpiadi dei diritti umani – già che sono in giro per Milano con i loro fischietti, vorremo suggere loro di passare per via Montebianco 63. Lì troveranno il Consolato della Repubblica islamica dell’Iran. Siano certi che i fischiettanti ci andranno, perché non dubitiamo della loro sincera preoccupazione per i diritti umani violati, magari in Paesi che partecipano a queste olimpiadi: ricordiamo loro che quello di via Montebianco è il Consolato di un regime che sfracella il cranio alle donne se non mettono il velo come dice la sharia, che impicca pubblicamente gli omosessuali, che nelle ultime settimane si è dato alla mattanza sul proprio popolo. La contabilità dei primi due giorni di repressione degli ayatollah parla di 30mila morti. I cecchini sparavano sulla gente e altri pasdaran andavano negli ospedali a cercare i feriti per finirli. Anche mentre stiamo parlando, in Iran, non a Minneapolis, è in corso la caccia all’uomo, al dissidente, al non allineato, all’infedele.
Sapendo che questi temi toccano le coscienze dei sinceri democratici, crediamo prenderanno i fischietti che eroicamente sventolano contro due o tre agenti Ice, e si trasferiranno davanti al Consolato di uno dei Paesi al mondo che viola in modo più crudele, sistematico e quotidiano i diritti umani, la Repubblica islamica dell’Iran, non gli Stati Uniti di Trump. Ci vediamo lì!
