Fermate Sanchez, li fa entrare tutti!

· 29 Gennaio 2026


Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra i vari temi analizza la sanatoria fortemente voluta dal capo di governo della Spagna, Pedro Sanchez, che ha avviato una regolarizzazione straordinaria di mezzo milione di immigrati irregolari. Il piano del governo Sanchez prevede il rilascio di permessi di soggiorno della durata di un anno, ma rinnovabili. Il tutto con un decreto urgente: senza quindi nemmeno passare da un voto del Parlamento, dove il premier socialista può solo contare su una maggioranza risicata.

Se la Chiesa spagnola in parte esulta perché i migranti contribuiranno al loro bene – convinti loro – la Polizia parla di sistema al collasso: “Così si fa un favore ai trafficanti di uomini”. Questo gesto di Sanchez galvanizza ancora una volta i suoi sostenitori su un tema che ormai è diventata il cavallo di battaglia di una sinistra che ha abdicato a tutto il sistema di garanzie sul lavoro, visto che di fatto – importando mano d’opera a basso costo – si va a influire sui salari e sull’occupazione.

Non lo avrà fatto con il favore delle tenebre, ma in modo poco ortodosso certamente sì. L’urgenza non c’era. Piuttosto, ci sarebbe l’impellenza di fermare l’immigrazione incontrollata, visto che il Paese iberico è passato da poco più di 100mila irregolari nel 2017 agli oltre 840mila attuali. Il ministro per l’inclusione, la sicurezza sociale e le immigrazioni, Elma Seitz, ha affermato che questa decisione è stata resa necessaria per non voltare lo sguardo altrove. In realtà non è così, perché l’obiettivo, dichiarato dalla stessa Seitz, è di sostenere la crescita economica del Paese. In questo modo, infatti, gli ex irregolari “potrebbero lavorare in qualsiasi settore, in tutto il Paese”. Tradotto: regolarizzare i migranti per farli lavorare a basso costo, cioè sfruttamento mascherato da buone intenzioni.

La misura si applica a tutti gli stranieri che sono presenti in Spagna da almeno cinque mesi e che sono arrivati prima del 31 dicembre 2025. Bastano insomma appena 150 giorni per prendere la cittadinanza spagnola e quindi anche avere le porte aperte dell’Europa. Con un certo orgoglio la Seitz ha affermato che questa iniziativa ha come scopo quello di dare dignità, offrendo garanzie, opportunità e diritti, alle persone che già si trovano in Spagna. Non risulterebbe tuttavia che in quel Paese sia mai mancata un’attenzione per queste circostanze. Fortunatamente almeno i sindacati di polizia in Spagna hanno espresso contrarietà, parlando di una “manovra irresponsabile, che rischia di rappresentare un incentivo per coloro che desiderano raggiungere l’Europa”: compresi i trafficanti di esseri umani. Si parla spesso di “accoglienza facile”, ma anche la “cittadinanza facile”, non è un elemento da sottovalutare. E questo è un andazzo che potrebbe degenerare in brevissimo tempo.


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