Sala d’aspetto: solo il sindaco non ha capito la “dinamica“ di Rogoredo

· 28 Gennaio 2026


Cari ascoltatori, giorno in cui terminerà l’esperienza amministrativa di Beppe Sala sarà sempre troppo tardi: il sindaco di Milano perde sistematicamente l’occasione per esercitare l’arte nobile del silenzio. Esterna su tutto, per esempio sull’Ice, spiega che non si sente tranquillo perché stanno arrivando le “squadracce” alle Olimpiadi in Italia, parliamo di pochi agenti che operano già presso sedi diplomatiche italiane e avranno compiti di intelligence al servizio della delegazione americana. Ma soprattutto ci ha tenuto a dire la sua sul caso del giorno, l’uccisione del 28enne marocchino al boschetto di Rogoredo, in un’intervista a Rtl: “Nessuno di noi può ergersi a giudice, bisogna capire bene la dinamica e le responsabilità”. 

Ecco, Beppe Sala è l’unico che non ha capito ancora la dinamica di quel che è accaduto a Rogoredo: gli agenti stavano facendo un controllo durante un blitz antidroga in una zona franca della malavita, dove la sicurezza dei milanesi è espropriata da bande di spacciatori, è comparso quest’uomo che si è avvicinato minacciando un poliziotto con una riproduzione perfetta di una Beretta 92, la stessa pistola che hanno in dotazione le forze dell’ordine e indistinguibile da quella vera. Il poliziotto in questione gli ha intimato di fermarsi, qualificandosi come da regole d’ingaggio, il marocchino ha avanzato puntandogli contro l’arma, e l’agente gli ha sparato: un evidente caso di legittima difesa durante l’espletamento del suo dovere.

Ci chiediamo che cosa Beppe Sala non abbia capito. Il sindaco ha “concesso”, bontà sua, che “il poliziotto che ha sparato non era uno di primo pelo, aveva esperienza, eppure queste cose succedono”, però ha omesso di dire che succedono non perché uno inciampa, ma perché esistono i criminali, perché la droga continua a circolare. E su questo Sala ha aggiunto, con sprezzo del ridicolo, che “noi abbiamo nel tempo liberato il famigerato boschetto di Rogoredo”. E qui ci sarebbe stato da chiamare un’ambulanza, questa frase è spiegabile solo con un temporaneo deficit cognitivo, per cui vorremmo suggerire al sindaco la lettura di un reportage pubblicato oggi sul Giornale, in cui sono raccolte le voci dei milanesi che vivono in quella zona: parlano di assedio quotidiano, di paura, di spettrali consumatori di droga che si aggirano e spaccano i vetri delle macchine per racimolare qualcosa e pagarsi una dose, di bande di spacciatori che terrorizzano gli esercenti. Questi cittadini sono milanesi anche loro, non ci sono solo quelli che Sala frequenta dentro la ztl. 

Il sindaco ha ammesso che “serve più severità, e lo dico da uomo di sinistra” e questo è apprezzabile. Però poi ha chiuso in bellezza  affermando che non è “favorevole allo scudo penale per gli agenti”. Ma nell’agenda del governo non c’è uno scudo penale tout-court, da Stato di polizia, che noi stessi, da liberali, non accetteremmo mai. Nel Decreto sicurezza, che vorremmo fosse portato avanti in fretta, è presente la fine di una stortura, di un automatismo sghembo, per cui un agente anche in una situazione evidente come quella di Rogoredo viene comunque iscritto nel registro degli indagati. I soloni dicono che è a sua tutela nel quadro vigente, ma è il quadro a essere sbagliato, perché serve piuttosto un accertamento preliminare che stabilisca se ci sono gli estremi per indagarlo: altrimenti passa il messaggio che questo agente e gli altri come lui non hanno le condizioni minime fare il loro lavoro. Ma pare che il sindaco Beppe Sala non abbia capito la dinamica, è rimasto solo lui…


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *




Radio Libertà

Background