La Riforma come Minneapolis: il segretario Anm oltre ogni limite

· 26 Gennaio 2026


Cari ascoltatori, l’acronimo Ice in Italia sta diventando un caso di psicosi collettiva: si tratta dell’agenzia federale preposta al controllo dell’immigrazione, che nel nostro dibattito da qualche giorno è diventata sinonimo di gestapo, milizie naziste, pretoriani di Trump, ma che è un’agenzia istituita nel 2002 da George W. Bush nell’ambito della reazione alla tragedia dell’11 settembre. Questo ovviamente non cancella che chi ha il distintivo dell’Ice possa commettere errori e orrori di cui nel caso dovrà rispondere, ma qui da noi è partito uno psicodramma che si è spinto oltre la realtà ed è entrato nel territorio dell’inaccettabile.

Il dottor Rocco Maruotti, segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, ha pubblicato un post su Facebook in cui pubblica la foto, che ha fatto il giro del mondo, dell’infermiere Alex Pretti, morto in seguito a un’azione di agenti dell’Ice la cui dinamica è inquietante, e la commenta come segue: “Anche questo omicidio di Stato resterà impunito in quella democrazia al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio”. Non ci capacitiamo di quanto abbiamo letto, è incredibile che si possa scendere a un tale livello, questo non è dibattito, è il sottoscala dell’umanità. Anche perché la riforma della giustizia non consiste affatto in un copia-incolla del sistema giudiziario americano, che per mille motivi è diversissimo da quello che scaturirebbe dalla riforma italiana: è un sistema integralmente accusatorio, basato su una parità totale tra accusa e difesa. Inoltre la maggior parte dei procuratori distrettuali dello Stato è eletta dal popolo, ed è un sistema che privilegia le prove orali sviluppate in contraddittorio nel dibattimento, piuttosto che la raccolta di prove scritte e documentali. 

Insomma, la riforma italiana non c’entra nulla con il sistema giudiziario americano. Ma soprattutto mettere in parallelo ma la morte tragica di Alex Pretti e il referendum sulla giustizia, è come dire che chi votasse sì sarebbe uguale a chi ha premuto il grilletto in quella tragica circostanza, che noi speriamo verrà chiarita ma riguarda una questione d’oltreoceano. Il segretario dell’Anm deve essersi reso conto di aver detto un’enormità spaventosa, e quindi ha rimosso il post, il che, come è noto, è come dare una notizia due volte, e infatti è dilagata su siti e giornali; alla fine si è visto costretto a diffondere una nota che aggiorna la nozione di toppa peggiore del buco: “Il post è stato rimosso dopo pochi minuti perché, per come era scritto, si prestava a essere strumentalizzato” detto proprio da chi aveva appena ferocemente strumentalizzato la tragedia d’oltreoceano. “Non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana”: pensate  se avesse ritenuto opportuno paragonarla che cosa sarebbe successo, visto che la foto di Minneapolis l’ha messa, così come ha messo il commento sul referendum…

La nota prosegue così: “Pertanto mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio. La critica era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis”, omettendo di dire che però il tag era anche alla pagina “Giusto dire no” sul referendum italiano. “Comunque mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un’argine a ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani come quelle che si stanno verificando negli Stati Uniti”. E allora lo ripetiamo: il sistema accusatorio puro non sarebbe l’esito della riforma della giustizia del governo italiano di centrodestra, e quello che sta avvenendo negli Stati Uniti, su cui si può avere l’opinione che si vuole (manca sempre un altro lato, cioè l’immigrazione illegale fuori controllo e il picco di reati che ne deriva), è un argomento del tutto diverso.

La realtà è che il post era inaccettabile di per sé, e le scuse di cui prendiamo atto sono un’arrampicata sugli specchi di dimensioni olimpioniche. La morale che se ne ricava è che se una punta di diamante del fronte del No e della categoria dei magistrati italiani, cioè il segretario dell’Anm, ha questi argomenti per perorare la sua causa, la conclusione neanche tanto implicita è che bisogna votare al 101% Sì.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *




Radio Libertà

Background