Trump a Davos dà la sveglia all’Occidente

· 21 Gennaio 2026


Cari ascoltatori, oggi al Forum di Davos è stato il giorno di un Donald Trump, scatenato occidentalista e anche coerente europeista. Non siamo impazziti, è semplicemente il senso profondo delle parole di Trump, che è stato ovviamente ignorato dal racconto mainstream del puzzone pazzo che minaccia la civiltà ed è nemico del Vecchio continente. Il problema di lorsignori è che scambiano l’Europa con l’Unione europea, di cui Trump ha sottolineato le inadeguatezze burocratiche, la scarsissima cogenza politica, il balbettio valoriale: ma non è un dogma che l’Europa coincida con l’euroburocrazia.

Se guardiamo il senso autentico, che verrà omesso nei commenti scandalizzati e preconfezionati, delle parole di Trump, il filo conduttore è il richiamo alla civiltà che si sviluppa tra le due sponde dell’Atlantico, l’Occidente che oggi si trova di fronte a sfide epocali. Ecco alcune frasi chiave del suo intervento: “Amo l’Europa e voglio vedere l’Europa prosperare, ma non sta andando nella direzione giusta”, è il grido di un erede tradito di quella civiltà che si sta indirizzando verso il proprio suicidio.

“Negli ultimi decenni a Washington e nelle capitali europee è diventata una sorta di saggezza convenzionale il concetto che l’unico modo per far crescere una moderna economia occidentale fosse attraverso una spesa pubblica sempre crescente, una migrazione di massa incontrollata e importazioni straniere senza fine”. Questo schema, che prevede spesa pubblica a oltranza, sussidi a pioggia – per cui lo Stato diventa il grande mantenitore della popolazione – migrazione di massa incontrollata con annesso multiculturalismo acritico e delocalizzazione della produzione, è stato il mantra dei progressisti di ambo le sponde dei continenti e, dice Trump, “è ancora un mantra in Europa. L’opinione generale era che i cosiddetti lavori sporchi e le industrie pesanti dovessero essere mandati altrove e che l’energia a basso costo dovesse essere sostituita dalla nuova truffa verde”, che tuttora imbriglia le economie del Vecchio continente.

“Questo è il percorso che l’amministrazione di ‘sleepy’ Joe Biden e molti altri governi occidentali hanno seguito in modo avventato, voltando le spalle a tutto ciò che rende le nazioni ricche, potenti e forti”, quindi l’iniziativa individuale, una normale difesa dei confini degli stati nazionali e una incentivazione della filiera produttiva e dell’industria, non una sua dismissione.

Trump ha anche ricordato le sue origini continentali: “Io provengo dall’Europa, mia madre era scozzese al 100%, mio padre tedesco al 100%, crediamo profondamente nei legami che condividiamo con l’Europa come civiltà e vogliamo vederla prosperare”. Quindi gli europei “devono uscire dalla cultura che hanno creato negli ultimi dieci anni, è orribile quello che stanno facendo a loro stessi, stanno distruggendo questi luoghi bellissimi. Vogliamo alleati forti, non alleati seriamente indeboliti, vogliamo un’Europa forte”, cioè che non rinunci a se stessa, alla sua storia, che non cambi paesaggio anche umano, antropologico e valoriale: pensiamo alle tantissime periferie ormai invase da una sorta di sharia.

Ma è nel finale che sta il cuore del ragionamento di Trump: “Voglio un Occidente forte e unito”, cioè invita ad archiviare l’illusione globalista, l’illusione che la storia sia finita e che siamo di fronte alla reiterazione del benessere, attraverso la delocalizzazione in Paesi dove il lavoro costa meno e attraverso le istituzioni internazionali multilaterali.

Questo combinato disposto ha fatto l’interesse di avversari della civiltà occidentale e quindi dell’Europa, dice Trump, Cina comunista in primis: “prendetene coscienza finché siete in tempo, la storia è tornata”, non siamo più nell’era delle illusioni ireniche e globaliste, ma nell’era dove c’è una competizione sempre in bilico su quello che Samuel Huntington chiamava ‘scontro di civiltà’. Trump ci ha chiesto: voi da che parte state, dalla parte di un Occidente forte e unito? Il presidente Usa ha richiamato l’Europa al suo senso, alla sua identità, alla sua storia, al suo cosmo valoriale: noi ci rifiutiamo di credere che questo patrimonio secolare debba finire a braccetto con il partito comunista cinese.


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