Barbero, il referendum no, torni al suo Medioevo
Giovanni Sallusti · 19 Gennaio 2026
Cari ascoltatori, lo storico Alessandro Barbero è ormai un’icona social, un guru della comunicazione, soprattutto un punto di riferimento del mainstream di sinistra per i suoi interventi su tutti i media conosciuti: il problema è che da valente medievista è diventato un personaggio, e così ha esteso i suoi ragionamenti spingendosi fino alla storia contemporanea, anzi proprio fino l’attualità, sulla quale si inerpica con analisi in cui regolarmente critica la civiltà occidentale assai più che le autocrazie che la minacciano.
Barbero è uno uno storico di valore, ma sicuramente non è un esperto di diritto, né di sistema giuridico, né di riforma della giustizia. Però ci ha ugualmente reso edotti, tramite i canali social, del suo endorsement per il No al referendum sulla giustizia. Qual è l’argomento profondo che brandisce per sostenere le sue tesi? Il fatto che i magistrati sarebbero controllati dal governo, e che quindi un cittadino non è al sicuro.
Ora, caro Barbero, visto che non si parla di medioevo ci sentiamo di interloquire: lei ha torto marcio. Perché, come è noto, le direttrici della riforma della giustizia sono anzitutto lo sminamento del sistema delle correnti, che è proprio il grimaldello con cui è stata politicizzata l’azione della magistratura: l’estrazione a sorte dei membri del Csm va a recidere alla radice questa enorme contaminazione tra politica e giustizia. Peraltro la separazione delle carriere implica anche l’istituzione di due Csm differenti, uno per la magistratura inquirente e uno per la magistratura giudicante: quindi ancora meno contaminazione e ancora più chiarezza per quel cittadino per il quale si dice tanto preoccupato.
Riguardo al suo sfondone c’è anche il parere espresso da un uomo al di fuori di ogni sospetto, Antonio di Pietro, che non è stato esattamente un campione di garantismo liberale: eroe di Mani pulite, dei giustizialisti di tutte le latitudini, in primis di quelle italiche. Ecco, Di Pietro – che negli anni si è evidentemente dotato di buon senso – si è impegnato per il Sì, e ha fatto notare che nel testo della riforma viene ribadito che la magistratura rimane un ordine autonomo e indipendente: non c’è alcuna forma di assoggettamento dell’ordine giudiziario al potere politico, anzi sbaraccando il sistema delle correnti si realizzerà la sua depoliticizzazione.
Quindi professor Barbero, la preghiamo: torni a parlare di storia, soprattutto di quella medievale, che è così bravo. Ma lasci stare l’attualità, soprattutto la riforma della giustizia.
