Ci mancava l’imam contro la riforma della giustizia

· 12 Gennaio 2026


Cari ascoltatori, nel pazzotico dibattito italico ci mancava “l’imam per il no”, il predicatore islamico per il no al referendum sulla giustizia. A spiegare questo nuovo mescolone demenziale è un articolo sul Giornale a firma Francesco Giubilei, che racconta le imprese dialettiche di Brahim Baya, imam torinese e influencer con vasto seguito mediatico nel mondo islamico, il quale ha pubblicato sui social una intemerata video per denunciare un clima di repressione e islamofobia imperante in Italia. Questo imam piemontese – fra l’altro vicino all’imam Mohamed Shahin, di cui è stata chiesta l’espulsione dall’Italia – è partito da un articolo del Giornale che parlava della rete islamica e della cronaca giudiziaria sul caso Hannoun, che avrebbe “colpito tutti coloro che hanno espresso solidarietà, partecipato a mobilitazioni o difeso pubblicamente chi è sotto accusa”.

Poi, con un salto logico che non siamo all’altezza di indagare, ha attaccato governo e maggioranza come responsabili del clima islamofobo, e anche per il referendum sulla giustizia: per il signor Baya il governo non rispetta la separazione dei poteri, che viceversa sappiamo essere proprio una delle architravi della sharia, notoriamente devota al barone di Montesquieu, apoteosi dello stato di diritto: lo vediamo tutti in queste ore a Teheran e sulle strade delle altre città iraniane, dove chi protesta contro l’orrendo regime teocratico degli ayatollah viene abbattuto dai cecchini sui tetti e poi i cadaveri vengono portati via nei sacchi.

L’imam continua dicendo che “è in atto una persecuzione politica, mentre siamo a pochi mesi dal referendum che punta a ridurre l’autonomia della magistratura e a rafforzare gradualmente il controllo dell’esecutivo”. Ora, non vogliamo essere maliziosi, non vorremmo mai pensare che il signor Baya, e chi la pensa come lui, sia molto attento alle iniziative di certa magistratura che in certi casi scarcera o sbaracca iniziative delle forze dell’ordine che coinvolgono alcuni imam giudicati pericolosi. Però ha rincarato la dose: “È sempre più chiaro che l’islamofobia verrà usata come leva politica per giustificare una riforma che indebolisce l’indipendenza dei giudici e concentra il potere nelle mani del governo”. In pratica una lezione di diritto costituzionale da parte di una persona di cui sono note le equilibrate posizioni sul 7 ottobre, che ha espresso solo un mese fa collegandosi a un’assemblea di istituto a Lagonegro, in provincia di Potenza: “Sappiamo che il 7 ottobre non è un inizio, ma solo una conseguenza di un’occupazione che prosegue da 80 anni”. Queste ormai sono anche le tesi dell’Onu, non c’è più differenza con gli imam più o meno estremisti. Poi ha proseguito facendo un paragone indecente con la rivolta del ghetto di Varsavia: “Gli ebrei nel ghetto si ribellarono agli aguzzini tedeschi e hanno fatto delle cose che non sono molto civili. Però da persone affamate, sotto embargo, uccise, non si può aspettare una reazione non violenta. Se tu mi affami e mi uccidi, non può aspettarti da me chissà cosa”.

Quindi il pogrom del 7 ottobre, il macello dell’ebreo in quanto ebreo, per lui è uguale alla rivolta del ghetto di Varsavia contro i nazisti. Sono questi imam i signori che ora vengono a darci anche lezioni di diritto costituzionale e di separazione dei poteri, e ci invitano a invitare no al referendum: ed ecco un nuovo ottimo motivo per votare convintamente sì.


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